Intervista a Walter Veltroni

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Sindaco di Roma dal 2001 al 2008, Ministro per i beni culturali e ambientali nel Governo Prodi I, primo segretario del Partito Democratico e già candidato premier del centrosinistra, oggi Walter Veltroni si trova più a suo agio nel mondo della cultura che in quello della politica. In primavera è uscito il suo ultimo film – con protagonista Stefano Fresi – e da qualche settimana, dopo alcune fortunate prove narrative, è in libreria il suo nuovo libro, un racconto dei suoi giorni da primo cittadino della capitale. Lo abbiamo intervistato in occasione del Salento Book Festival 2019, nella cornice del Palazzo Marchesale di Galatone.




Perché raccontare proprio oggi la tua esperienza come sindaco di Roma? È solo un caso o magari è una scelta che ha un carico simbolico, un senso preciso?
Sai, son passati undici anni da quando ho smesso di fare il sindaco, quindi c’è quel lasso di tempo che consente di guardare ad una esperienza senza che questa sia immersa nella temperie della polemica politica, o delle rivendicazioni, consente uno sguardo più sereno. Quindi è per questo che è uscito adesso.

Che ricordo hai di Luigi Petroselli?
Un ricordo fantastico. Ho lavorato con lui a lungo, eravamo legati, c’era un rapporto di affetto reciproco. È stato un grande sindaco per un brevissimo tempo, in un anno e mezzo ha lasciato un segno molto profondo. Era un uomo che ha speso anche sé stesso e il suo corpo per fare il sindaco. Quando poi sono diventato io sindaco – e l’ho scritto nel libro – ho trovato conferma del fatto che è un lavoro per il quale poi puoi arrivare persino a sacrificare te stesso, perché amministrare una città come Roma è un lavoro enorme, gigantesco, però sicuramente Petroselli è tra quelli che hanno lasciato un segno.

Quali sono i tre ricordi più belli dell’avventura come sindaco? Le tre immagini che porterai - tra tante - sempre nel cuore?
Ce n’è un’infinità, ma per me anche il fatto che si risolvesse il problema di un campo da calcetto in una scuola della periferia di Roma è un bel ricordo, come è un bel ricordo aver risolto il problema di una bambina malata di celiachia che non aveva da mangiare nella sua scuola, l’apertura dell’Auditorium, aver inaugurato strade intitolate a ragazzi di destra e di sinistra uccisi durante il terrorismo, le notti bianche. Insomma, il libro è appunto il racconto della bellezza di questa esperienza.

Quali potrebbero e dovrebbero essere i cardini di un nuovo progetto Roma? In che direzione deve andare la Roma dei prossimi decenni?
Deve ritrovare un’idea generale, deve ritrovare un progetto, deve ritrovare una visione d’insieme, deve ritrovare il modo di appassionare i cittadini, deve investire sull’ambiente, sull’innovazione, sulla bellezza, sul turismo, però la cosa più importante è che si riaccenda un senso di appartenenza collettivo.

Impossibile non parlare un po’ dell’attualità: da dove nasce l’emergenza rifiuti che assedia la capitale?
No, preferisco non parlare di politica e di questioni attuali.

L’esperienza come romanziere ti interessa ancora o ti dedicherai sempre di più al cinema? E se stai scrivendo, possiamo avere qualche indiscrezione in anteprima?
Sì, sto scrivendo un libro giallo che uscirà in autunno, e continuo sia a scrivere romanzi sia a lavorare per fare altri film, poi collaboro anche col “Corriere della Sera” e la “Gazzetta dello Sport”. Scrivere è una delle cose che mi piace di più.

Perché in Italia sembra impossibile comprendere la voglia di fare politica senza il desiderio di ricoprire ruoli politici?
Sì, e questo è paradossale, perché la politica dovrebbe essere proprio questo, il dedicare sé stessi a prescindere dai ruoli. Penso sempre a chi ha fatto la Resistenza: loro non volevano di certo fare i consiglieri regionali, volevano liberare l’Italia dal fascismo.

I LIBRI DI WALER VELTRONI



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