Intervista a Stefania Bertola

Articolo di: 

Traduttrice, sceneggiatrice, autrice radiofonica italiana e scrittrice di romanzi in cui riesce ad amalgamare amabilmente sentimento e umorismo, Stefania Bertola è tra le più stimate scrittrici italiane. Una donna che scrive di donne vere, con i loro difetti e i loro pregi, donne capaci di reagire alle avversità, che sono un tutt’uno con le loro storie, alle quali fa da sfondo la bella Torino. Uno scambio di mail mi ha permesso di saperne qualcosa di più su di lei e sulle sue idee.




Scrittrice, traduttrice, sceneggiatrice, autrice: in quale di questi lavori ti identifichi di più?
Sono un po’ tutti la stessa cosa: scrivere. Scrivere è il mio lavoro, l’unico che so fare, e piano piano nel corso del tempo ho imparato a farlo in diverse forme, alcune per amore, altre per forza (forza sta per “soldi”). Il più per amore di tutti, quello che se potessi sarebbe l’unico, è scrivere romanzi. Al secondo posto viene tradurre. Di tutto il resto farei volentieri a meno.

Sei nata scrittrice umoristica o lo sei diventata?
Da quando ho cominciato a scrivere, temi scolastici compresi, ho sempre scritto così. Non è una ricerca, né un impegno, scrivo di natura in questo modo.

Nei tuoi libri spesso coniughi sentimento e umorismo: anche le situazioni più estreme fanno sorridere. Come ci riesci?
Ho risposto prima: questo è il mio modo naturale di scrivere, e di raccontare. Il lavoro, l’attenzione, la cura stanno esclusivamente nella forma, nella scrittura, nella scelta dello stile. Il “modo”, quello è parte di me, non lo cerco, esiste.

Si può insegnare a far ridere?
Ma no, figuriamoci. Se c’è proprio una cosa al mondo che non si può insegnare è l’umorismo. Ci sono bambini di quattro anni spiritosi, così, come bere un bicchier d’acqua. E la differenza è smagliante, tra chi ci è e chi ci fa, tra chi cerca faticosamente la battuta di spirito e chi senza pensarci ti fa ridere. Non c’è quasi nulla di più triste di chi cerca di essere divertente.

Il tuo stile narrativo lo devi a qualche scrittore o scrittrice a cui ti sei ispirata o è una tua riuscita invenzione?
Molti autori mi hanno influenzata, mi hanno insegnato, ispirata e aiutata. Dickens su tutti, credo, e poi Austen, Dumas, Wodehouse, E.T.A. Hoffmann, David Sedaris, Bulgakov, Calvino, Orkeny, tanto per citare solo qualcuno nella massima confusione. Naturalmente non scrivo come nessuno di loro, magari… lo stile per quel che vale è mio, ma senza di loro forse farei altro. DOMANDA: cosa? RISPOSTA: il pediatra, il trovarobe in teatro, la studiosa del XVII secolo.

Nel tuo Divino amore la protagonista reagisce con forza contro le avversità dell’esistenza. È la tua filosofia di vita?
Adesso dire che ho una filosofia di vita mi sembra eccessivo. Non sono mica Recalcati o Vattimo. Reagire con forza alle avversità dell’esistenza è una scelta che ho fatto quando è stato necessario, anche se finora le avversità sono state per fortuna abbastanza limitate, C’è anche da dire che io considero avversità serie solo i problemi di salute, tutto il resto mi pare risolvibile. Con l’energia, il ricatto, la dolcezza, una certa dose di violenza, la capacità di attendere, l’incapacità di attendere, ci sono mille modi di combattere, ognuno ha il suo, a me, ad esempio, non dispiace girare attorno, girare, girare, girare, finché il problema non si disorienta e si auto elimina.

Torino e il Piemonte fanno sempre da sfondo ai tuoi libri. Prenderesti in considerazione un’ambientazione differente?
Ah questa domanda, che sfinimento. Ma perché me la fate? Perché a uno scrittore o scrittrice che ambienta i suoi romanzi a Milano, in quanto milanese, in Sicilia, in quanto siciliano o a Roma in quanto romano, nessuno dice mai: “Ehi! Roma fa sempre da sfondo ai tuoi libri, prenderesti in considerazione un’ambientazione differente?”. Insomma, perché dovrei?

Quanto è complesso il genere umoristico oggi?
Booooh! Non so cos’è il genere umoristico. I libri di barzellette? L’unico autore italiano che mi viene in mente che mi ha fatto ridere negli ultimi anni è Lorenzo Licalzi. Se invece usciamo dalla letteratura, la cosa che mi ha divertito di più in tempi recenti sono I Soliti Idioti. Mi mancano un sacco, e spero sempre di trovare qualche replica in giro per le reti.

Se potessi tornare indietro nel tempo, cambieresti qualcosa del tuo percorso di scrittrice?
Non mi pare. E non vorrei mai tornare indietro nel tempo.

Se ti proponessero la trasposizione cinematografica di Divino amore, a quale attrice ti piacerebbe fosse affidato il ruolo di Lucia Lombardi?
A Lucia Mascino. Pensavo a lei scrivendo.

I LIBRI DI STEFANIA BERTOLA



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER