Intervista a Patrice Nganang

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Alla fiera Più Libri Più Liberi 2018 è difficile non notare Patrice Nganang, che sfoggia un abito tradizionale africano dai colori sgargianti. Intervisto lo scrittore e attivista camerunense (è stato anche arrestato qualche mese fa per le sue posizioni antigovernative), che insegna Letterature comparate alla Stony Brook University di New York, mentre si gusta un cappuccino e cornetto. Parliamo dei suoi romanzi, certo, ma soprattutto della grave crisi che sta attraversando il Camerun, con il conflitto tra regioni anglofone e francofone: e nel finale Nganang ci svela che il suo futuro sarà probabilmente lontano dalla Letteratura e sempre più dedicato alla politica. Buona fortuna, Patrice!




Siamo al secondo romanzo della tua trilogia sulla storia del tuo Paese. Com’era il Camerun del 1940?
Beh, nel 1940 non ero nato, ah ah! Quindi per descrivere la società e gli eventi di quel tempo ho dovuto studiare, effettuare un profondo lavoro di ricerca storica. E fare affidamento sulla mia immaginazione. La cosa più importante da sottolineare è che nel 1940 il Camerun non era una colonia francese, ma era piuttosto in qualche modo occupato dalle forze francesi, mentre in passato era stato sotto la dominazione tedesca. Cosa è accaduto quando la Francia stessa è stata occupata dalla Germania? Fu istituito il governo di Vichy, mentre il generale De Gaulle riparava in Inghilterra e da qui coordinava la resistenza contro il regime collaborazionista. Ma non aveva soldati. Faceva discorsi. Un generale senza soldati non è un generale, è un portavoce, un politico o qualcosa del genere, ma non un generale. Così De Gaulle inviò un suo uomo, Leclerc, in Africa per reclutare soldati. Dapprima in Senegal, ma là il tentativo fallì, Leclerc fu sconfitto. Il secondo tentativo lo fece in Camerun, appunto. Perché il Camerun? Perché non essendo una vera e propria colonia non c’era sul territorio un gran numero di soldati francesi (che probabilmente sarebbero stati fedeli al governo in carica, non a De Gaulle), quindi Leclerc riuscì abbastanza agevolmente ad occupare il Paese. Quello che successe al Camerun nel 1940 quindi paradossalmente è che passò dall’essere un territorio occupato (ma in modo blando) dalla Francia a divenire una colonia francese in tutto per tutto.

Anche la storia dei combattenti africani che De Gaulle ha reclutato in Camerun è poco conosciuta. Cosa possiamo dire di questi eroi della Seconda guerra mondiale di cui nessuno parla mai?
È una storia poco conosciuta per due motivi ben precisi. Il primo è che si credeva fossero soldati senegalesi, invece erano camerunensi. Il secondo motivo è che nella guerra di De Gaulle era lui a recitare il ruolo di liberatore, non certo gli africani. Ma nella realtà non liberò il Camerun, tutt’altro. Così quei combattenti si resero ben presto conto che per essere liberatori dovevano combattere contro De Gaulle, non al suo fianco.

E cosa ci dici del Camerun di oggi, tu che sei una figura politica di spicco nel tuo Paese? Attraversa una grave crisi politica ma in Europa quasi nessuno lo sa e i media non ne parlano mai...
La crisi nasce proprio nel 1940. Fu allora che De Gaulle inaugurò una visione precisa della colonia, perché era un militare. I colonialisti nel XIX secolo in genere non erano militari, erano mercanti, diplomatici: avevano un atteggiamento metà paternalistico metà sfruttatore, erano magari spietati e spregiudicati, ma non erano militari. De Gaulle voleva obbedienza. Lo schema era: De Gaulle dà ordini, il popolo obbedisce, punto. E questo è il modello di governo che è arrivato fino ad oggi. Nella maggior parte dei Paesi africani di lingua francese i governanti sono stati ex militari o militari, avevano quella stessa impostazione. Nel 1940 però è iniziata anche la resistenza a questo modello politico e lo scontro tra queste due visioni ha portato a una perenne instabilità nell’Africa francofona. Ecco come tutto è iniziato. E perché nessuno ne parla? Perché nella Seconda guerra mondiale il ruolo di De Gaulle in Europa è stato quello del liberatore, del leader della resistenza contro il nazismo. Per voi lui era il buono! La missione degli scrittori e degli intellettuali africani è dunque spiegare le radici e la natura della situazione politica che viviamo e mostrare la strada per il futuro.

Nei tuoi romanzi (e in tutte le cose che scrivi) la lingua è molto importante. Perché?
Quando leggi sui quotidiani - quei pochi che ne parlano - articoli sulla crisi del Camerun, capisci che lo scontro è anche uno scontro di lingue: inglese, francese, tedesco. Ma soprattutto delle culture legate a quelle lingue.

Presto uscirà anche in Italia il terzo romanzo della tua trilogia sulla storia del Camerun. E dopo cosa dobbiamo aspettarci da Patrice Nganang?
Che smetta di scrivere, ah ah! Questa trilogia mi ha rubato un sacco di tempo. La storia del Camerun è come la storia del mondo, così complessa. E ci è voluta tanta passione e fatica per spiegare ai lettori le radici della guerra civile che stiamo attraversando. Quindi forse il mio futuro non è più quello di scrivere romanzi, ma di contribuire a modellare il futuro del mio popolo.

I LIBRI DI PATRICE NGANANG



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