Intervista a Nadeem Aslam

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Nadeem Aslam, nato in Pakistan e costretto a trasferirsi nel Regno Unito all’età di quattordici anni per motivi politici, è uno degli scrittori contemporanei inglesi più acclamati della sua generazione. Acclamato dalla critica, vincitore di diversi premi e tradotto in molte lingue, Aslam parla al cuore del lettore con uno stile limpido e fluido. Racconta storie narrativamente perfette e intriganti, che scavano nel profondo dell’animo umano senza mai annoiare, anzi. Lo incontro al Salone del Libro di Torino 2019. La foto è gentilmente concessa da Chris Boland (www.chrisboland.com).




Ciò che mi ha colpito particolarmente di Mappe per amanti smarriti è la lotta di Kaukab, una dei tuoi personaggi, per preservare la propria identità, la propria cultura. All’età di quattordici anni tu sei stato costretto a lasciare il tuo paese d’origine, il Pakistan. È stato difficile come lo è stato per lei, per Kaukab, dividersi tra i due Paesi, tra le due culture?
Sono partito quand’ero molto giovane e ho subito cercato di trovare un posto in questa nuova società, poi, sai, sono partito con i miei genitori e questo mi ha molto aiutato. Quando un quattordicenne parte da solo, quello è il vero dramma, ma non è stato il mio caso perché ero con mio padre, con mio fratello, quindi non è stato particolarmente duro. E poi avevamo già altri parenti lì, come mia zia. Ma certo, l’idea della razza è stato un concetto difficile da superare, fino ad allora ero stato sempre e solo un ragazzo di quattordici anni, ma una volta in Inghilterra ho realizzato di essere un quattordicenne nero. E questo è stato un lato complesso della faccenda. Mi ha molto traumatizzato, ma l’ho superato abbastanza rapidamente perché avevo già imparato che il colore della mia pelle era irrilevante, ecco. Ho pensato “alcuni tra i migliori scrittori e cantanti e artisti del mondo sono nati nella mia parte del mondo, quindi non può fare alcuna differenza”, ecco. Ma sai, ognuno ha una situazione diversa e la vive diversamente, ma questo è stato il mio caso.

Come mai hai impiegato undici anni a finire Mappe per amanti smarriti?
Ho scritto il mio primo romanzo che avevo appena vent’anni. Avevo lasciato l’università per diventare uno scrittore ed era un periodo molto concitato della mia vita. Così subito dopo ho pensato di dover prima imparare, di dover prima prendermi del tempo per migliorarmi. Non avevo studiato ancora abbastanza, letto abbastanza. Così andavo in giro e chiedevo “chi pensi che sia un bravo scrittore?”, e in base alle risposte cercavo di sfamare la mia voglia di libri. Leggevo molte biografie, anche, perché volevo capire come fosse stata la loro vita. Ed ecco, cercavo di migliorare la mia cultura. Ecco perché ci ho messo tanto.

Parliamo adesso de Il libro dell’acqua e di altri specchi. È ambientato in Pakistan, ma sembra che ci sia una sorta di relazione tra il tuo primo romanzo e quest’ultimo e soprattutto tra il tentativo di proteggere la propria cultura, la propria persona e le proprie emozioni dei personaggi dei due romanzi. Perché questa chiusura emozionale?
Stavo cercando di mostrare quanto la società sia ingiusta e stavo cercando di farlo su diversi livelli per far capire quanto il giudizio delle altre persone sia pesante sulle scelte che facciamo e su quello che di noi stessi riveliamo. Ecco il motivo per cui i miei personaggi nascondono tanto di loro, a causa di questo razzismo verso chi è diverso. È una scelta dovuta, ecco. In Pakistan, ad esempio, è molto comune tra uomini e donne omosessuali sposarsi e persino avere figli fingendo di essere etero, perché altrimenti dovrebbero fronteggiare tanti, tantissimi problemi. Di fatto vivono una doppia vita, e di questo, anche se in forme diverse, volevo parlare nel mio romanzo: dell’ingiustizia dilagante nella società.

Sembra che l’islamofobia si stia diffondendo in tutta Europa e negli Stati Uniti. Molti politici non fanno niente per cercare di fermarla e anzi sembrano cavalcare il fenomeno per costruire la propria carriera. Perché credi che sia così?
Penso che vogliano istillare la paura nelle persone, ecco tutto. Così come fanno con i migranti qui in Italia e con i musulmani nel Kashmir. Questo non ha niente a che fare con l’Islam, con la religione. Questo ha a che fare con la diversità, con la discriminazione non dovuta a un fattore specifico ma in quanto diversità e discriminazione in sé. E se alcuni uomini di potere lo usano è perché hanno bisogno di un nemico da cui mettere in guardia.

E per quel che riguarda i nuovi populismi? Vedi un futuro per gente come Salvini, Farage, Le Pen o Trump?
Non possiamo arrenderci, questo è certo. E questo è anche il motivo per cui loro sono destinati a fallire e noi a vincere. Tutto qui. Ho visto molte cose accadere e ho visto molte persone resistere. Penso ci siano molti modi di resistere a queste persone e penso che tutto andrà per il meglio.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo?
Sì, a un nuovo romanzo. Spero di finirlo entro quest’anno. E poi ci sarà un altro romanzo. E un altro romanzo ancora. E un altro romanzo ancora.

I LIBRI DI NADEEM ASLAM



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