Intervista a Maria José Ferrada

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Circondata da uno stuolo di bambini attentissimi, la scrittrice cilena Maria José Ferrada presenta al Salone del libro 2019 il suo ultimo libro, illustrato dall’artista spagnola Ana Penyas. Si tratta di un volume dedicato ai 456 bambini di Morelia, figli di repubblicani spagnoli che nel 1937 dovettero allontanarsi dal proprio paese per sfuggire alla guerra civile. Una guerra che portò al crollo della Repubblica e segnò l’inizio della dittatura franchista. Un tema delicato e inconsueto nel panorama della letteratura per l’infanzia. Inevitabile quindi che le chiedessimo di approfondire un po’ la questione assieme a noi.




Da dove nasce l’idea per il tuo Una nave di nome Mexique, perché hai scelto di raccontare questo evento storico ai bambini?
Questo libro non è stata una mia idea, mi è stato suggerito da una editrice messicana che ha studiato nella scuola fondata da uno dei bambini di Morelia. All’inizio ero un po’ titubante, pensavo che da cilena sarebbe stato difficile empatizzare con una storia che non riguarda direttamente il mio Paese. Ma quando ho iniziato a indagare e a documentarmi, a vedere le fotografie, entrando in contatto con il passato di queste persone, mi sono resa conto che la paura e tutto ciò che raccontava una vicenda come questa non poteva essere tanto diversa da ciò che avevamo vissuto in Cile. Ho parlato con gli esiliati cileni che oggi hanno la mia età e ho chiesto loro come avessero vissuto quel tipo di infanzia… In un certo modo ho utilizzato la storia cilena per raccontare quella spagnola.

Che cosa rappresentano il rosso e il grigio nelle illustrazioni? Mi hanno ricordato il cappotto rosso in Schindler’s List
La verità è che non so il motivo per cui Ana Penyas, che ha illustrato il libro, abbia scelto questi colori. Mi sembrano però tutti colori appropriati perché il nero e il grigio rappresentano bene i sentimenti di questi bambini generati da una esperienza come questa. Una esperienza che contiene molti spigoli, molte complessità e solo attraverso un linguaggio poetico si possono affrontare tematiche così complesse… probabilmente il rosso esprime la speranza.

Ti poni in modo diverso quando scrivi per i bambini e quando scrivi per gli adulti?
No, perché ho tanta fiducia nei bambini, credo siano capaci di grande profondità quanto gli adulti, approccio in maniera diversa solo con i bambini molto piccoli che ovviamente non capirebbero una comunicazione troppo complessa.

In questo momento in Italia si sta vivendo in maniera controversa l’accoglienza delle persone che scappano dal loro Paese, perché troppo spesso ci dimentichiamo di ricordare pezzi della nostra “Storia” passata? Quale potere ha un libro?
Credo che i libri come questo servano per empatizzare con gli eventi contemporanei perché, proprio com’è già successo in passato, potremmo essere noi un domani a vivere la stessa situazione. Un libro ti permette di riflettere con maggiore calma rispetto a una notizia vista in televisione o letta su un quotidiano online. Ti dà il tempo di pensare, di farti domande…se letto insieme ai bambini ti permette di conversare con loro senza fretta.

Com’è stata la tua infanzia in Cile?
Ho vissuto sotto una dittatura ma posso dire che la mia è stata una infanzia felice, non credo che tutti i bambini che hanno vissuto una situazione politica difficile perdano la gioia di vivere, perché ci sono spazi in cui l’orrore degli adulti non può arrivare. C’è uno spazio protetto all’interno dei bambini che non può essere toccato.

I LIBRI DI MARIA JOSÉ FERRADA



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