Intervista a Lionel Shriver

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Più Libri Più Liberi 2018. La scrittrice e giornalista statunitense Lionel Shriver ci aspetta dopo la presentazione del suo ultimo romanzo proprio sotto la Nuvola, nel Lounge affollato. Arriviamo all’incontro trafelati, dopo aver sbagliato strada (grazie, Fuksas). Non potevamo assolutamente perdere l’occasione di scambiare due parole con un’autrice davvero tosta, senza peli sulla lingua, che non ha mai avuto timore di dare in pasto al pubblico personaggi, a suo dire, “difficili da amare” e scomodare tematiche importanti – i più la conosceranno per il successo di Dobbiamo parlare di Kevin, Orange Prize nel 2005, poi divenuto film di successo con Tilda Swinton e un giovanissimo Ezra Miller. Questo l’esito di quella che si è rivelata una piacevolissima e franca chiacchierata.




Come definiresti I Mandible: una distopia, una satira, un pamphlet politico…?
Di certo si adatta alla classica definizione di romanzo distopico. C’è una lunga tradizione del romanzo distopico, e di romanzi sul futuro prossimo – come 1984 di George Orwell –, ci sono molti precedenti. Non lo definirei propriamente una satira, mi piace pensare che i personaggi siano più profondi, che non siano semplici “idee in movimento”. Sebbene il libro provi ad essere divertente nel mentre, i problemi che affronto sono molto seri. Ed io sono altrettanto seria riguardo ad essi. Quindi non si tratta solo di farsi due risate. È un argomento serio, ma ho cercato di alleggerirlo con momenti di humour satirico. Non sempre tratto di grandi problematiche nei miei lavori. Forse nell’ultimo periodo della mia carriera… sai, c’è così poco tempo e così tanto da scrivere e su cui riflettere. Ma cerco sempre di farlo senza risultare pesante.

Il sistema finanziario americano è davvero in pericolo?
Penso che tutto il mondo occidentale sia in pericolo per colpa dei debiti. Non si tratta solo degli Stati Uniti, è così anche per l’Italia. Sono preoccupata del fatto che potremmo non essere in grado di ripagare tutti questi debiti. Se sei un governo, la maniera più semplice di affrontare il problema di aver contratto debiti che non puoi sanare è attraverso l’inflazione. Ma è un tipo di furto, e non è giusto. Significa ricompensare chi prende in prestito denaro senza restituirlo e punire chi invece risparmia. Ed è ciò che in effetti sta succedendo dal 2008 in tutto il mondo. Forse mi condiziona la mia educazione presbiteriana, ma questo mi fa diventare pazza!

Negli Usa I Mandible è stato al centro di grandi polemiche, con addirittura accuse di razzismo…
Per favore, prendi nota: “Lionel alza gli occhi al cielo”! Questa accusa si basa in parte sul fatto che alcune scene sono state lette completamente fuori contesto. Non prendo molto seriamente l’accusa di razzismo, penso che ogni qualvolta affronti tematiche come l’immigrazione si tratta di una situazione particolarmente delicata. Sicuramente pesterai i piedi a qualcuno, a meno che tu non sia assolutamente politicamente corretto – e questo non è nella mia natura. Quindi uno degli argomenti che il libro osserva è come la composizione della popolazione statunitense stia cambiando e diventando sempre più ispanica. Per me è un dato di fatto, è semplicemente quel che sta accadendo. E personaggi diversi hanno attitudini diverse rispetto a questo, la presa di posizione non è univoca. Più in generale, penso che l’accusa di razzismo sia stata rivolta a così tante persone a questo punto che non significa quasi più niente.

Quanto conta il tuo background da giornalista nei tuoi romanzi?
Ho sempre affrontato con molta serietà l’aspetto di ricerca per i miei romanzi. Se sto ambientando una storia in un contesto realistico cerco di essere accurata rispetto ai fatti. Una delle cose belle di ambientare un libro nel futuro prossimo è il fatto che sono stata un po’ più libera in questo senso, perché nel futuro tutto può accadere! Allo stesso tempo ho cercato di mettere insieme uno scenario economico plausibile, che sarebbe potuto accadere realmente. E non sono mai stata smentita da qualche economista, il che mi ha reso felice! Il giornalismo è leggermente diverso, ovviamente a livello formale, ma in un certo senso esprime alcuni degli stessi interessi che ricerco attraverso la narrativa. Quel che cerco di dire è che scrivere fiction è molto più divertente.

Nel futuro che hai immaginato per I Mandible anche il linguaggio è cambiato. Anche la cultura è andata in crisi, non solo l’economia…
Il linguaggio è in costante cambiamento. Ho pensato che sarebbe stata una buona idea quella di inserire alcuni nuovi slang. È stato particolarmente divertente creare dal nulla queste nuove espressioni, anche se sorprendentemente difficile: ho continuato ad inventare parole su parole, per poi scoprire che qualcuno le aveva già segnalate! Ci sono due gerghi differenti, uno del 2029 e poi saltiamo al 2047 con un nuovo set di parole. Il trucco è stato quello di usare questi slang abbastanza da renderli familiari per i lettori, ma non così tanto da risultare irritanti. Perché se abusi di qualcosa diventa fastidioso. Ho registrato molte cose che accadevano allo stesso tempo, ho accumulato molte ansie in un solo libro. Quindi al fianco dell’economia che collassa mi sono liberata, ad esempio, dell’industria editoriale (e cioè del mio lavoro!). È un nuovo mondo in cui tutti scrivono libri che nessuno legge e, di certo, nessuno paga. Ho fatto implodere anche il mondo del giornalismo professionale (il tuo lavoro!), e questo perché sono ancora più preoccupata per ciò che sta accadendo al giornalismo. Sono contenta del fatto che sempre più giornali stiano creando un paywall. Questo è necessario per la loro sopravvivenza e per assicurarci del giornalismo professionale. Non voglio affidarmi ad un manipolo di immaturi con i cellulari per avere informazione. È una prospettiva terribile, è un mondo spaventoso per me. Quindi ho scritto di questo mondo spaventoso, in cui tante cose accadono allo stesso tempo. Ho creato, se ricordi, un cyber-attacco: tre catastrofiche settimane senza internet. Mi piaceva l’idea. Un tempo non avevamo internet, anche se lo abbiamo dimenticato. E le persone giovani, che non hanno mai vissuto senza internet, lo ricordano come la fine del mondo, la peggior cosa mai successa! L’ho trovato comico. Inoltre, una delle cose che accade quando l’economia collassa è che non puoi più permetterti il lusso di ciò che comunemente consideriamo segno di civiltà. Prendi gli intellettuali, ad esempio, o gli accademici. Lowell, l’economista, che ha un ottimo lavoro alla Georgetown University – una delle migliori università negli Stati Uniti – perde il posto. Perché, ironicamente, nel bel mezzo di un collasso economico la cosa che proprio non serve sono gli economisti! Quindi cose come l’arte, l’intero mondo dell’intelletto… sono lussi che non possiamo più permetterci.

Scrivi qualcosa di molto interessante rispetto alla privacy: “lo scudo migliore a difesa della privacy non era l’occultamento ma l’apatia – suscitare il disinteresse altrui”. Lo è davvero?
Sì, è fondamentalmente un deterrente. A livello globale, invece, la protezione più grande per la nostra privacy è il fatto che ci sono troppe informazioni, troppi dati. Ci si può perdere. Inoltre, una cosa è avere accesso a tutte le tue e-mail, magari a quelle di tutto il mondo, a tutte le telefonate, a tutto ciò che dici o che pubblichi su Facebook. Un altro discorso è l’essere in grado di elaborare questi dati, e quindi trovare gli evasori fiscali, chi complotta contro i governi, i terroristi e così via. È il problema dell’ago nel pagliaio. Penso davvero che si possa nascondere di tutto, in una tale palude.

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