Intervista a Katherine Rundell

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Finalista al Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2019 e vincitrice di prestigiosi riconoscimenti, come il Premio Andersen 2017, Katherine Rundell, classe 1987, è una scrittrice e accademica inglese che ama passeggiare sui tetti, passione che ha dato vita a Sophie, uno dei suoi più riusciti personaggi. Tra le più apprezzate autrici per ragazzi contemporanee, Katherine nei primi quattordici anni di vita ha vissuto un’esistenza fatta di semplicità e contatto con la natura. In seguito al suo trasferimento in Belgio dallo Zimbabwe, abbraccia e inizia ad amare, se pur con molta sofferenza, una cultura e un modo di vivere completamente differenti, cambiamento che in qualche modo ha contribuito alla sua formazione letteraria. Raggiungo telefonicamente Katherine, con cui parlo di libri, vita ed emozioni.




Il tuo Capriole sotto il temporale, oltre che una tenera storia, contiene una grande riflessione sull’identità. Pensi che si possa cambiare senza tradire la propria natura?
Questa è una domanda meravigliosa! Sì, ritengo che si possa sempre cambiare non perdendo mai di vista le proprie radici, ma alcuni cambiamenti implicano necessariamente un tradimento. Uno degli argomenti-dilemma del libro è proprio relativo alla capacità che ha Will, la protagonista, di cambiare e di vivere nel mondo, rimanendo in parte se stessa, quindi appassionata per esempio di tutto quello che è selvatico e innamorata dell’amore e della vita. Durante la lettura di questo romanzo, quasi obbligatoriamente, ci si ritrova a interrogarsi su quanto questa ragazzina riesca a farsi spazio nel nuovo ambiente che la ospita e di quanto riesca a portare di sé nel nuovo universo che l’attende.

Viviamo in una società che spesso mette in pericolo i giovani. Mi interessa sapere il tuo parere circa quello che è, o potrebbe essere, il potere della scrittura a supporto di una sana crescita giovanile…
Quello che si tenta di fare quando si scrive è offrire ai giovani un modo per orientarsi nella vita, mettendo a loro disposizione quegli strumenti di cui hanno bisogno per affrontare una sana esistenza. È molto importante non vendere illusioni, ma far capire loro che la vita è dura e che si deve essere, in qualche modo preparati a tale asperità, ma che essa è anche incredibilmente e straordinariamente bella. La crescita deve essere sostenuta dal coraggio e dalla voglia di guardare le magnificenze che la vita offre e da quell’animo battagliero, capace di vincere e superare tutte le difficoltà che essa inevitabilmente presenta. La scrittura deve essere un valido sostegno per i giovani e una speranza nelle avversità.

All’età di 14 anni hai lasciato il Paese in cui sei nata per approdare in un mondo completamente differente e hai ammesso che per te questo passaggio è stato uno “shock culturale”. Quale consiglio ti senti di dare, sia come donna che come scrittrice, ai quei ragazzi che si trovano ad affrontare un simile cambiamento?
Una delle prime cose che ha catturato la mia attenzione, subito dopo il mio trasferimento in Belgio, è stata la ferma convinzione radicata in tutte le persone intorno a me di vivere la propria vita nel miglior modo possibile, come se tra l’altro fosse l’unica giusta modalità di vita esistente. In realtà io, proveniente dallo Zimbabwe, sapevo benissimo che esistevano altri modi di vivere e quindi proprio in virtù di tale certezza ho dovuto imparare, non in maniera indolore, che non esiste un’unica modalità di vita e soprattutto non esiste quella giusta. Quello che consiglio sempre ai ragazzi, è di leggere quanto più possibile e di cercare e trovare nei libri quello che secondo loro, la loro ragione e i loro sentimenti, ha più senso. I libri insegnano: la lettura fa comprendere che la Terra è un grande contenitore di culture e che ognuna di esse è incastonata in un modo di vivere proprio, né migliore, né peggiore di altri.

Le protagoniste dei tuoi libri, per la maggior parte, sono di sesso femminile: quanto hai dato a loro di te e quanto hai preso da loro?
In tutte le mie protagoniste c’è moltissimo di me e soprattutto in loro c’è il mio cuore. Ognuno di noi conosce il proprio cuore ed è la cosa che più di tutto uno scrittore può donare ai personaggi che crea. La protagonista che più di ogni altra mi assomiglia è Will di Capriole sotto il temporale, soprattutto per la testardaggine che la contraddistingue nella sua quotidianità e in tutto quello che fa. Questo è quello che do. Cosa prendo dalle mie creature? Domanda bellissima. Il personaggio che si crea, di cui si scrive e di cui si descrivono le caratteristiche e le vicende che lo coinvolgono, ha la facoltà di mostrare chiaramente alcuni lati della penna che lo crea. Quello che io ricevo dalle mie protagoniste è una rappresentazione di me stessa in rilievo: tramite loro, riesco a guardarmi meglio.

Sei un’autrice pluripremiata: vincere dei premi di una certa rilevanza, ti ha cambiata come scrittrice? Ti ha maggiormente responsabilizzata?
Vincere dei premi importanti aumenta la visibilità dello scrittore, la sua notorietà, anche al di là della ristretta cerchia di lettori che prediligono il genere proprio dell’autore stesso. Tale visibilità porta più lettori, esaudendo così il desiderio che è di ogni persona che scrive libri. Questo obiettivo nulla ha a che vedere con il denaro: è molto più importante che il proprio libro venga letto. Non mi sento più responsabile dopo aver vinto i premi, perché in realtà il peso di tale responsabilità l’ho sempre sentito. Io so e ho sempre saputo che i miei libri possono andare a toccare l’animo e il cuore dei miei lettori. Per questo cerco di essere onesta con loro ed è questo il motivo per cui fondamentalmente dodici anni fa ho iniziato a pubblicare.

I libri che scrivi sono carichi di musicalità: quanto è importante la musica nella tua vita?
La musica ha una grandissima importanza per me: la ascolto sempre, ogni giorno, appena posso. Non sono l’unica in casa ad apprezzarla così tanto, perché la mia è una famiglia di musicisti. Riesco, con la mia immaginazione, a dare un’identità alle note: quelle più alte assomigliano sicuramente alle voci umane, quelle più basse a quello che c’è di irraggiungibile nella vita. La musica sarà sempre un elemento determinante nei miei libri: la ascolto mentre scrivo e spesso sono proprio quelle note a delineare e a creare la storia che animerà il romanzo. Adoro la musica classica e jazz e il mio strumento preferito è il violoncello.

I LIBRI DI KATHERINE RUNDELL



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