Intervista a Eugenia Rico

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Vulcanica, chiacchierona, sorniona come una gatta, solare e lunare al tempo stesso, Eugenia Rico passeggia per i corridoi affollati della fiera Più Libri Più Liberi come una diva del cinema, sfoggiando un colbacco pazzesco che attira gli sguardi di tutti. Io mi affanno dietro di lei, ripassando a mente le domande che ho preparato. Una volta arrivati alla Lounge dove materialmente si svolgerà l’intervista, iniziamo a raccontarci un po’ l’uno dell’altra. Scopro che ha vissuto per un periodo a Monteverde e questo me la rende più simpatica ancora. Il resto leggetelo voi stessi.




Alonso de Salazar Frías è una figura storica di enorme importanza. Eppure non è considerato quanto meriterebbe…
È vero, pochi lo conoscono ma è l’uomo che ha cambiato per sempre l’Inquisizione, che ha salvato direttamente migliaia di persone dal rogo ma ne ha salvate indirettamente milioni, perché dopo che Alonso de Salazar Frías pubblicò il suo libro, un vero e proprio manuale di raccomandazioni per gli inquisitori spagnoli, cessarono le esecuzioni di massa e la follia collettiva sul tema delle streghe, non solo in Spagna ma in tutta l’Europa meridionale. Nel nord Europa invece no, hanno continuato a massacrare innocenti con l’accusa di stregoneria ancora per decenni, qualcuno lo ha definito addirittura in modo sprezzante “l’avvocato delle streghe”. La storia di Alonso de Salazar Frías, di cui parlo anche nel mio Il sentiero del diavolo, è la storia di un uomo molto più moderno del suo tempo, che porta la razionalità nel buio dell’oscurantismo e del terrore. Era per me anche un simbolo, un simbolo che ci viene dal passato europeo di quello di cui avremmo bisogno anche nel nostro presente. Perché oggi – anche se la gente pensa che i libri non sono più importanti – la parola è sempre al centro della nostra vita con i social media. Non importa se scriviamo su di un papiro, su una pergamena o su Instagram: stai scrivendo parole, idee, libri. E questi libri ancora adesso salvano il mondo.

Nel tuo Il sentiero del diavolo però al centro della storia – o perlomeno di quella parte della storia che si svolge nel passato – c’è Ana, una ragazza dal passato tormentato e doloroso: chi è questa giovane donna?
Contrariamente a quello che sembra, Il sentiero del diavolo è un romanzo-verità. Anche se sono opere di pura fiction, i romanzi servono infatti sempre a raccontare la verità. La verità che non troviamo sui giornali, la troviamo nei romanzi. Tutti i personaggi del romanzo sono veramente esistiti: anche Ana dei Lupi, una bambina violentata e abusata che si trasforma in una donna saggia e potente grazie alla connessione con la Natura. Pensate solo al fatto che la seguiva e proteggeva un branco di lupi, che viveva nei boschi e aveva due mariti giovani e belli in un periodo di grande maschilismo (l’Inquisizione iniziò a perseguitarla quando se ne prese un terzo: ehi, due va bene ma tre stai esagerando!): un’immagine di donna libera sessualmente e dominante. Oggi parliamo di #metoo e diciamo quanto le donne sono perseguitate ma non abbiamo idea di cosa potesse succedere nell’antichità, le donne non potevano fare quasi niente. Ana mi ha affascinato per il suo rapporto con la Natura, per il suo amore per la libertà, per il suo essere contro il sistema.

Cosa significa essere una strega? C’è anche un po’ di femminismo nel tuo romanzo?
Ancora oggi la strega è il simbolo del femminile. Tutte le vostre fidanzate o mogli dicono “Sono un po’ strega”, poi magari insultano un’altra donna dicendo che è una strega. E allora essere streghe è il massimo per una donna o il minimo? È una cosa positiva o negativa? La radice latina delle parole “strega” e “fata” era la stessa, c’era un’unica figura, legata alle religioni pre-romane e al culto della Grande Madre, un potere tellurico e ancestrale. E perché parlare di streghe oggi? Perché le streghe oggi esistono, persino io sono stata definita strega. Ogni donna che fa quello che gli uomini non vogliono e va fuori dal sentiero della normalità è una strega. In passato c’è stato un vero e proprio Olocausto delle donne, perseguitate perché difformi in qualsiasi modo da un modello imposto con la forza. Le streghe siamo noi.

Che effetto fa fare un tour promozionale per un libro che hai scritto tanti anni fa? Con il tempo cambia il modo in cui vivi i tuoi libri?
Dipende dal libro. Il sentiero del diavolo è stato pubblicato nel 2014 ma è un libro del quale sono molto soddisfatta, di piena maturità letteraria, quando alla presentazione di Giulia Caminito qui a Più Libri Più Liberi ne sono state lette alcune pagine mi sono sorpresa a pensare: “Ma davvero l’ho scritta io questa cosa? Non sapevo di essere così brava”. È soprattutto un libro vero, che svela molte mie verità, che dice tanto del mio modo di intendere la letteratura e la vita.

Che rapporto hai con l’Italia?
Ho vissuto a Roma per anni, ho amato molto questa città e qui ho concepito anche una figlia. Oggi vivo a Venezia, mi sono innamorata dell’Italia, il Paese più bello del mondo. Voi non sapete cosa avete intorno, voi siete nati circondati dalla bellezza. Arte, una natura meravigliosa, una lingua stupenda: amo Natalia Ginzburg, Italo Calvino, Claudio Magris. Io credo che una persona debba vivere nella bellezza e nella verità: non c’è nulla che abbia più bellezza dell’Italia, quanto alla verità sono gli italiani che debbono rispondere.

Sappiamo che hai anche una grande passione per il cinema…
Sì, ho studiato cinema e dico sempre che gli scrittori sono gli sceneggiatori e il lettore è il regista. Per questo un libro è dei suoi lettori. Per questo il libro non morirà mai.

I LIBRI DI EUGENIA RICO



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