Intervista a Cristina López Barrio

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C’è mistero nell’aria, insieme a una buona dose di curiosità e di magia... Beh, non può essere diversamente quando di fronte hai una scrittrice come la madrilena Cristina López Barrio. L’abbiamo incontrata nella prima tappa del suo tour italiano ed è stato inevitabile chiederle che cosa si aspetta dall’Italia, al di là delle vendite del suo ultimo romanzo.




Contenta di questa traduzione italiana di Nebbia a Tangeri?
Sono davvero soddisfatta del fatto che il mio libro sia stato pubblicato in Italia, perché è un Paese che sento molto vicino a me. Mi piacerebbe che davvero si possa creare una connessione con i lettori italiani, che arrivasse loro, che vivessero la storia che racconto e mi piacerebbe molto avere una sorta di vita letteraria anche qua in Italia ed entrare in contatto con i lettori italiani.

Non nuova a successi letterari, arrivi ora con un romanzo affascinante a cominciare dal titolo, anche se non ci si aspetta la nebbia in Africa, ma magari colori, sole, per cui il sospetto è che ci sia un po’ di mistero...
Sì, effettivamente. Ma devo anche dire che Tangeri è una città molto mediterranea, una città che si affaccia sullo Stretto di Gibilterra ed effettivamente la nebbia c’è! È un fenomeno atmosferico tipico di quella zona, ma è anche vero che la nebbia è un riferimento al mistero che il romanzo contiene, racchiude. Sia la nebbia, così come il vento sono due elementi protagonisti del romanzo che hanno un loro significato preciso nell’ambito della trama e hanno anche una valenza speciale in termini di collegamento con i sentimenti dei personaggi e anche con ciò che succede ai personaggi.

Una trama complessa, in pratica un libro che nasce da un libro, due storie che si intrecciano, che si snodano tra ricerche e fughe... da cosa ti è arrivata l’ispirazione?
Effettivamente si tratta di una struttura complessa e il mettere in piedi, diciamo, il telaio, è stata la parte più difficile nella costruzione di questo romanzo. Mi sono ispirata a un racconto di Julio Cortázar, Continuidad de los parques e poi il romanzo ha un personaggio idealista, donchisciottesco che è Flora Gascon, mi sono ispirata ai diversi mondi e ai diversi piani che appaiono nel capolavoro di Cervantes per creare le diverse dimensioni che troviamo nel romanzo.

I riferimenti ai libri sono tanti: è stato un modo per raccontare il mondo di una scrittrice o per affascinare i lettori e spingerli a leggere di più?
Questo libro intende essere un omaggio, un tributo al significato che le storie hanno per me, di quello che i libri sono stati per me nel corso della mia vita. È un tributo ai libri che mi hanno segnato, i libri di Oscar Wilde, di Albert Camus, ma è anche un libro che vuole essere un omaggio alla letteratura, vista come una zattera di salvataggio dalla vita.

I libri, così tangibili e apparentemente razionali, si mescolano con gli amuleti berberi e le leggende di uova che se non si rompono avverano i desideri...
I libri sono tangibili, ma sono soprattutto pieni di immaginazione, di fantasia. Il supporto del libro è tangibile, ma il libro per me è un viaggio, un’immersione nella fantasia, nella bellezza, nelle riflessioni. Gli amuleti berberi, le uova di Astrogodone, che è questo uccello mitico, immaginario, riflettono leggende e tradizioni locali che fanno parte dell’immaginario di Tangeri . Beh, in realtà gli amuleti berberi, perché l’Astrogodone l’ho inventato io e l’ho inventato perché è vero che nei suk di Tangeri si vendevano uova di animali o pezzi, arti, o altri pezzi del corpo di esseri considerati magici, che secondo chi li vendeva potevano guarire qualunque cosa ed era un modo, secondo me, di illustrare diverse civiltà, la vita e l’atmosfera di ciò che accadeva a Tangeri. Io credo che il romanzo sia molto impregnato di atmosfere orientali e orientaleggianti.

Spagnola di Madrid e avvocato specializzato in diritto d’autore, professione lasciata dopo 13 anni per scrivere. Che cosa rappresenta per te il poter creare storie frutto di fantasia dopo una professione estremamente razionale?
In realtà io ho iniziato a scrivere che avevo circa 13 anni. Sono stata forse prima lettrice e scrittrice, cioè prima ancora di studiare e quindi lavorare come avvocato. E poi mentre già lavoravo come avvocato non ho mai smesso di scrivere, ho continuato a farlo con molta costanza. In ogni caso, è vero che il Diritto e l’Avvocatura, in particolare, è una professione razionale, ma ci sono dei punti collimanti con la scrittura, come, per esempio, l’uso della parola. Utilizzare la parola in modo persuasivo per, ad esempio, indurre le persone a credere in qualcosa: nel Diritto per ottenere la ragione che un giudice stabilirà che avrai o meno, nella letteratura si usa la parola perché il lettore creda nel mondo che tu hai immaginato e plasmato per lui, nel romanzo a lui destinato. Quindi potremmo dire che abbiamo degli elementi della retorica, l’uso della parola e i confini persuasivi in comune.

Ci porti in Africa, in Marocco, a Tangeri. I profumi, i luoghi, il suo essere ponte di civiltà. C’è un legame con questa città che racconti così bene?
Il mio legame con Tangeri comincia con il mio gusto, il gusto che ho sviluppato per tutto ciò che è orientale, per l’orientalismo. Io ho letto da giovanissima Le mille e una notte e diciamo che da lì sono stata sempre affascinata, sedotta, dal mondo orientale e in particolare mi è sempre piaciuto il mondo arabo. Mi piace molto la tradizione orale dei racconti. E poi pensiamo cos’è Tangeri: una città straordinariamente sensoriale, una città che si percepisce, che ci entra attraverso i sensi. E questa sensazione è proprio quello che ho cercato di trasmettere ai lettori nel romanzo. Io ho visitato la prima volta Tangeri che avevo vent'anni e ci sono tornata circa venticinque anni dopo ed è stato come incontrare di nuovo qualcuno che si era perso di vista, ma è stato soprattutto un nuovo incontro con me stessa: ho rivisto la me stessa di quando avevo vent’anni. Se vogliamo è un po’ la stessa strada che percorre Flora Gascon, la protagonista. Quindi c’è il mio incontrare di nuovo la città, la storia della città e quel mondo orientale che mi aveva affascinato da sempre, sin dalla prima gioventù e che fino a quel momento si era addormentato dentro di me, era in letargo.

Hai venduto centomila copie in Spagna e sei stata finalista del Premio Planeta 2017. Ora approdi in Italia. In quali altri Paesi sarà diffuso il romanzo e tradotto in quali lingue?
L’Italia è il primo Paese, dopo la Spagna, dove il libro è uscito. Ad oggi abbiamo l’Olanda e la Polonia che hanno comprato i diritti. A livello sicuro non ci sono altri Paesi, ma presumiamo che dopo la Fiera di Francoforte arriveranno richieste da altri territori. Ovviamente il libro è presente in tutta l’America Latina, dove non c’è stato bisogno di traduzione per entrare sul mercato.

Quale augurio fai a questo tuo libro?
Gli auguro di poter risvegliare la fantasia di tanti lettori italiani, gli auguro di viaggiare al mio fianco con la sua protagonista, mi auguro che gli italiani vogliano viaggiare insieme alla mia protagonista e mi auguro anche che possa avere una lunga e salutare vita in Italia.

I LIBRI DI CRISTINA LÓPEZ BARRIO



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