Intervista a Andrea Plazzi e Roberto Natalini

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Fin dal 2012 Lucca Comics & Games, la più importante fiera del fumetto, del gioco e dell’animazione in Italia (per numero di presenze ed eventi, la prima fiera di settore in Europa e la terza nel mondo) ospita gli incontri dedicati al rapporto fra Scienza e Fumetti. “Comics&Science” è dal 2013 una rivista periodica, pubblicata dal Consiglio Nazionale Ricerche tramite il marchio CNR Edizioni, curata da Andrea Plazzi e Roberto Natalini. Plazzi, bolognese, classe 1962, ha un suo corripondente fumettoso fra i numeri di Rat-Man, il serial comico supereroistico più amato d’Italia ideato nel 1989 da Leo Ortolani. Ha un suo corrispondente in china perché fin dal 1997 è stato l’editor dell’autore pisano e curatore della collana seriale pubblicata da Panini. Oltre a questo, è anche un matematico, traduttore editoriale e saggista. Roberto Natalini, romano, classe 1960, sorriso ampio e rassicurante, è il Direttore dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ``M. Picone’’ (IAC) che è un Istituto di matematica applicata del Consiglio Nazionale Ricerche. Li ho conosciuti durante il festival, poco prima del loro incontro con il pubblico per la presentazione del Laboratorio SESAME (il primo a disporre di un acceleratore di elettroni in Giordania) e ho approfittato della loro disponibilità per conversare sul progetto editoriale “Comics&Science”, nuovi medioevi e altre cose che stanno sul lato oscuro della Luna.



Partiamo subito con il progetto “Comics&Science”: cos’è, come nasce e perché nasce?
Roberto Natalini: Come direttore dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del CNR mi interesso da sempre di divulgazione scientifica, delle scienze in generale e della matematica in particolare. Ho conosciuto Andrea qualche anno fa, anche lui è un matematico, che però a un certo punto della sua carriera è passato a occuparsi di fumetti, editoria e affini. Durante il nostro primo incontro abbiamo sentito entrambi la necessità, seppure diversa, di occuparci insieme di scienza da una prospettiva non comune: per me è stato il bisogno di raccontare la scienza in modo diverso, per Andrea quello di tornare a occuparsi di scienza, passione segreta che è rimasta là a covare, con lo strumento che lui padroneggia e che è quello del fumetto, mondo nel quale ha tantissimi contatti e tantissima esperienza. Da questo nostro primo incontro nasce “Comics&Science”, un progetto che cerca di raccontare la scienza in modo nuovo. L’idea di base è che la scienza è fondamentale nella nostra società, che si basa proprio su scienza, tecnologia e innovazione; nonostante ciò la gente troppo spesso non studia queste materie o comunque non ne ha un’idea culturale, e ne ha forse paura. Non conoscendo bene come funziona la scienza, in particolare le scienze dure come la matematica e la fisica, istintivamente le rifiuta. Allora forse bisogna presentarla in modo diverso. Per presentare la matematica o la fisica, in particolare quando è un po’ difficile, non solo perché è astratta ma perché è ostica, è necessario cambiare il punto di partenza, entusiasmare e catturare l’attenzione delle persone: questa è la cosa più difficile. Io potrei scrivere il saggio più bello dell’Universo sulla Fisica quantistica, ma se nessuno lo legge è inutile farlo. Ecco, partendo da una premessa del genere posso dire che il fumetto è un mezzo privilegiato per raccontare storie, qualsiasi tipo di storia, perché permette una grandissima espressività, tantissimi registri che forse il mero linguaggio scritto, pur se elaborato, non permette. In questo modo siamo riusciti, e riusciamo, a trattenere persone che difficilmente avremmo avvicinato in altro modo. Per esempio ieri abbiamo presentato Zerocalcare insieme ad alcuni scienziati, che non avrebbero avuto la stessa platea gremita se non ci fosse stato un famoso autore di fumetti ad accompagnarli (durante l’incontro “LC&G presenta: Comics&Science Week – Educazione subatomica”). Il fumetto di Zerocalcare è il risultato di una visita al laboratorio Elettra Sincrotrone di Trieste, eccellenza italiana nell’ambito della fisica nucleare e lo stare sul palco di Zerocalcare, insieme a matematici e fisici, è esattamente lo spirito con il quale è cominciato il nostro progetto, che intende unire attorno alla scienza delle persone che in altro modo non avrebbero interesse ad accedervi.

Infatti al progetto “Comics&Science” hanno partecipato e partecipano molti noti fumettisti del panorama nazionale, come li reclutate?
Andrea Plazzi: Li costringiamo. Con ogni mezzo.
Roberto Natalini: Restano legati per giorni per i piedi, a testa in giù.
Andrea Plazzi:In realtà di solito il problema è far combaciare il loro desiderio di partecipare al progetto e la loro scarsità di tempo disponibile: la loro agenda, specialmente se sono nomi molto noti o comunque dei professionisti molto impegnati, è abbastanza fitta. Il problema è quindi, come diciamo in gergo, quello di “allineare le agende”. Ma la cosa importante è che c’è sempre un interesse comune, condiviso, altrimenti il discorso non andrebbe avanti: è impossibile lavorare con un autore che non nutre in una qualche misura un interesse o una curiosità, anche confusamente, per gli argomenti scientifici. Anzi, ti dirò di più (e questa è una regola non infallibile ma a cui ho visto poche eccezioni): più un autore è ignorante, nel senso di vergine rispetto a certi argomenti, e meglio è, perché il suo occhio è più attento e coglie aspetti che una persona anche con una pur minima infarinatura, che tipicamente è un po’ approssimativa, potrebbe non cogliere, nella convinzione di saperne già qualcosa. Parlo naturalmente di una persona intelligente e quindi curiosa: l’atteggiamento di chi sa di non sapere, che è naturalmente una formula classica della filosofia occidentale, è sempre il più fruttuoso. Tutti i nostri autori condividono questa caratteristica e questo è un elemento fondamentale della riuscita delle storie: naturalmente a noi piacciono tutte, poi i lettori avranno la loro preferita.

Inutile negarlo: viviamo in tempi bui sotto l’aspetto della fiducia nella scienza e nel progresso. Secondo voi qual è stato il punto di rottura, e come è possibile (se è possibile) porvi rimedio?
Roberto Natalini: Non so se c’è stato realmente un punto di rottura. È vero che oggi c’è una diffidenza verso la scienza ma forse c’è sempre stata. Ora si esprime di più e con più forza, attraverso i social e attraverso altri mezzi possiamo conoscere la portata reale di questa diffidenza, di come la gente parla per esempio di vaccini o di OGM senza saperne nulla, in maniera forse più visibile del passato. Forse è bene ricordare che in Italia fino a pochi decenni fa la laurea la avevano solo il 10% delle persone. Ora siamo al 26% , però in Italia le materie umanistiche sono sempre prevalenti. Quindi viviamo in un Paese poco scolarizzato, con una bassa percentuale fra gli scolarizzati che sceglie di specializzarsi in materie scientifiche. È chiaro che la diffidenza in realtà c’è sempre stata, solo che oggi si esprime di più. Un punto di rottura forse importante è il momento in cui la gente ha pensato di potersi sostituire alla conoscenza scientifica, in una sorta di presunzione o peggio di arroganza. Per esempio, io sono un matematico e non mi permetto di parlare di fisica nucleare. Citando Nanni Moretti: “Parlo io di fisica nucleare? No”. Non parlo di cose che non conosco. Invece il lettore medio, l’utente medio, soprattutto l’utente di Facebook medio parla di taluni argomenti solo perché ha guardato un video o letto un articolo breve. Quindi io non so se c’è stato un punto di rottura, forse è emerso soltanto un continente che già c’era, di ampissime dimensioni.
Andrea Plazzi: Se posso precisare appena appena, e non so se sia un punto di rottura però è qualcosa di storicamente molto ben definito: nel 1911 durante il IV Congresso Internazionale di Filosofia di Bologna, lo scontro tra Benedetto Croce e il grande matematico e filosofo della scienza Federigo Enriques vide la sconfitta di quest’ultimo. Un fatto che anche nelle successive riforme del sistema scolastico, semplificando molto, sancì la subordinazione della conoscenza e delle cultura scientifica a quella umanistica, stabilendo una gerarchia che – tra l’altro – sarebbe difficile spiegare ad Aristotele.
Roberto Natalini: La scienza era vista come tecnologia, non come conoscenza…
Andrea Plazzi:L’espressione usata era “vil meccanica”, offensiva dell’intelligenza dello stesso Croce. Una formula sprezzante e spregiativa che negava dignità culturale alla scienza e alla tecnologia.

Come se le leggi che reggono il mondo fossero in un certo modo opinabili…
Andrea Plazzi:È un estremo a cui questo atteggiamento può portare. Se sia possibile riavvicinare alla scienza anti-vaccinisti, terrapiattisti o complottisti è una domanda più grossa di noi e il mio punto di vista è quello di Lucy Van Pelt, dei Peanuts di Schulz (quindi di uno dei vertici filosofici del XX secolo) ed è “Vivi e lascia morire”.

Il fumetto è prima di tutto intrattenimento, pensi possa avere anche un ruolo culturale e sociale e in che misura?
Andrea Plazzi:Nella misura in cui qualsiasi linguaggio, quando per gusto o passatempo o preferenza (non vedo altri motivi necessari) viene scelto da qualcuno per il proprio tempo libero, che è sempre troppo poco. Andare al cinema, leggere (cosa sempre più esotica, naturalmente), per non parlare di teatro, danza e altre cose di un lontano passato, possono formare la nostra opinione. La formazione culturale, che è una frase che sembra alata e foriera di approcci idealistici alla conoscenza, in realtà è una cosa estremamente concreta: è come il falegname che fa le cose e per quello che mi riguarda ha la concretezza del pane e del salame. Soprattutto perché non ne fruiamo costretti da obblighi alimentari o di sopravvivenza, attività che – pur in misura diversa dai tempi delle caverne – in forma moderna sono ancora le principali preoccupazioni di tutti. Per questo quando scegliamo liberamente effettuiamo un gesto dal valore culturale e formativo. E il fumetto, come anche l’approfondimento con l’ausilio di bravi divulgatori scientifici, è qualcosa che ovviamente ci scegliamo e ha quindi l’importanza che ha qualsiasi consumo culturale consapevole.

Un’ultima curiosità: se i lettori volessero leggere la rivista per immergersi in una lettura divertente e istruttiva, dove potrebbero acquistarla?
Roberto Natalini: In fumetteria, su diversi negozi online tra cui Amazon e da poco anche direttamente presso la sede centrale del CNR, a Roma.



 

 

 

 
 
 
 
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