Il nostro addio a Nanni Balestrini

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Non ci si riesce mai a sottrarre a quel senso di sconcertante imbarazzo che ci coglie ogni volta che tentiamo di ripercorrere la vicenda artistica di Nanni Balestrini. Nemmeno ora che le Parche hanno reclamato la loro parte e ce lo hanno portato via in una piovosa domenica di metà maggio, alla veneranda età di 84 anni.




Perché, sebbene la sua carriera letteraria risulti impreziosita da raccolte poetiche, romanzi di indubbio valore e dall’intenso attivismo letterario condotto sulle pagine di prestigiose riviste culturali quali “Il Verri”, “Quindici”, “Alfabeta”, “Zoooom”, essa sfugge a ogni possibile tentativo di ricostruzione che non tenga conto dei toni accaniti di un’enfasi avanguardistica che deflagra in forme linguistiche del tutto eversive. Il suo nome – accanto a quelli di Edoardo Sanguineti, Alfredo Giuliani, Antonio Porta ed Elio Pagliarani – riconduce infatti a quel movimento poetico denominato Gruppo 63, che ripudiò la tradizione lirica per adottare nuove vesti sperimentaliste. I suoi componimenti, in particolare, trasfigurano e frammentano il testo poetico, lo ibridano con un collage linguistico di tipo casualmente combinatorio, lo piegano all’utilizzo ludico della forma metrica, alla scelta di una sintassi conflittuale e di un andamento discontinuo e variato da una declinazione di possibilità infinite. Dove è chiaro l’intento dell’autore di riprodurre, attraverso la decomposizione del linguaggio poetico, lo stato di una società contraddittoria, che nel dispiegare una variegata presenza di modi di comunicazione, nega di fatto la possibilità stessa di comunicare in una forma che non risulti caotica.

Ricordiamo tra le sue opere più significative di tale stagione letteraria Il sasso appeso del 1961, Ma noi facciamone un’altra del 1966, Poesie pratiche del 1976, Le ballate della signorina Richmond del 1977 e il romanzo Vogliamo tutto del 1978. Mai così mansueto eppure mai così rivoluzionario, Balestrini è stato poeta, scrittore e sceneggiatore tra i più scompaginanti e provocatori della seconda metà del secolo scorso. Colui che, nel costante ricorso alla sperimentazione di un’arte di segno radicalmente nuovo, è stato il primo autore a comporre una poesia con il computer, il precursore di un tempo in cui la centralità del soggetto verrà disciolta nel disordine causato dalla deregolamentazione delle forme espressive.

I LIBRI DI NANNI BALESTRINI



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