Vicky profumo di cannella

Vicky profumo di cannella
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All’apparenza, Victoria King è una normalissima quindicenne. Vive in una piccola cittadina tedesca, frequenta la scuola privata St. Anna, ama nuotare, ha una famiglia bizzarra ma amorevole, affronta le classiche dinamiche dell’adolescenza. Ma quando ha compiuto dodici anni sono arrivati i “salti”. Di punto in bianco le capita di avvertire un intenso profumo di cannella e, un attimo dopo, si ritrova catapultata in strani posti. Con la sua brillante migliore amica Pauline sta cercando di scoprire la verità sui suoi “salti”. Hanno escluso si tratti di un sogno ricorrente o di allucinazioni. Pauline ritiene che Vicky sia davvero capace di uscire dal proprio corpo per occuparne un altro, in un mondo parallelo. Per quanto elettrizzante sia questa possibilità, la questione sta diventando sempre più inquietante. Basti pensare a quanto accaduto il giorno del matrimonio di Mimi, l’amica della mamma. Dopo ore interminabili passate con i cavalieri scelti da Mimi appositamente per loro, tal Albert e suo figlio Albert junior, lo “scaccolatore”, e l’incontro con la detestabile, ricca e snob Claire Cloppenburg accompagnata dal suo fidanzato Konstantin, un ragazzo più grande - Vicky non capisce cosa ci trovino tutte le sue compagne in lui, lei preferisce di gran lunga David, taciturno e amante dei computer, con i suoi occhi da cerbiatto – di notte era arrivato l’odore di cannella. Improvvisamente, Vicky si era ritrovata catapultata in un enorme letto, coperto da un soffice piumone. Muovendosi con cautela per scoprire qualcosa in più sulla stanza sconosciuta, aveva fatto cadere per sbaglio la grossa lampada di fianco al letto. Aveva atteso immobile sentendo dei passi avvicinarsi alla porta. Dall’uscio socchiuso aveva fatto capolino qualcuno che non si sarebbe mai aspettata di vedere lì: suo padre…

Victoria King è Vicky in un mondo, Tory in un altro. Le due sono la stessa persona, ma le loro vite non potrebbero essere più diverse. Vicky non si interessa di prodotti di bellezza o di moda. La sua migliore amica è Pauline, scienziata in erba. Vive con la bellissima mamma nel loro bed & breakfast stile inglese e ha una cotta per David. Tory ha lunghi capelli lucidi e setosi, indossa tacchi e minigonne. Condivide una maestosa villa con il padre, una matrigna e una sorellastra, fa ginnastica ritmica e la sua migliore amica è, incredibilmente, proprio l’odiosa Claire. Le strade di Vicky e Tory si troveranno a convergere, in entrambi i mondi, attorno a Konstantin e ai suoi occhi luminosi, in un susseguirsi di eventi, di scontri veri e propri tra le due ed equivoci in cui Vicky, per risolvere i pasticci causati dal suo doppelgänger, dovrà destreggiarsi. Eventi che, infine, la porteranno a conoscersi meglio, ad interrogarsi sulle piccole cose che determinano il corso della vita (“che conseguenze avevano le nostre decisioni? Quali erano stati i minuscoli dettagli che avevano determinato la direzione delle nostre vite?”), a crescere. Nel primo capitolo della sua “trilogia dei mondi paralleli” Dagmar Bach, autrice tedesca di libri per ragazzi classe ‘78, scomoda nientemeno che la teoria della relatività (semplificandone al massimo gli assunti: potrebbero esistere infiniti mondi paralleli), calandola nel contesto di una classica teen comedy e affrontando, dietro la patina fantastica, con uno stile sempre leggero e un piglio ironico decisamente gustoso, la scissione che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, le prime reali preoccupazioni, la complessità delle nuove esperienze sociali, il cuore che palpita, le prime decisioni e scelte che ci portano ad essere ciò che saremo. Una piacevole lettura, per adolescenti e non, con qualche perdonabile cliché – alcune scenette scolastiche e le classiche antipatie, le “Barbie” della scuola che girano a gruppi di tre stile Mean Girls, il “bello e impossibile” da cui farsi notare, l’altrettanto bello e insopportabile da tenere alla larga –, personaggi ben costruiti e non scontati, un finale sospeso su nuove avventure, tanti scones alla cannella e quel pizzico di “magia” che non guasta mai.



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