Una per i Murphy

Una per i Murphy
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Charley ha deciso: per oggi niente scuola; non ne può più di Toni, di Tristan, del signor Ruben. Meglio il silenzio della biblioteca comunale, l’odore confortante dei libri e nessuno che ti pone domande scomode alle quali non vuoi rispondere. La tessera della biblioteca la “prenderà in prestito” dal portafoglio della signora Murphy: non ha voglia di dare spiegazioni neanche a lei, tanto meno di sostenere lo sguardo compassionevole che quella donna gentile si stampa in faccia ogni volta che la guarda. Come una ladra professionista entra in camera da letto, apre la borsa, prende il portafogli e mette in tasca la tessera. Ben più facile di quando, a Las Vegas, qualche volta ha dovuto “prendere in prestito” dei soldi. Ma questa volta, il senso di colpa è decisamente superiore. Forse perché la signora Murphy è sempre gentile e premurosa con lei - come se fosse la sua vera mamma - e in due settimane le ha dato quello che in 16 anni di vita a Las Vegas non ha mai conosciuto. Una vita che ora le sembra lontana anni luce e che è cambiata in poco più di un anno; 384 giorni nei quali Charley ha cambiato Stato - ora è in Connecticut - ha dovuto condividere casa e vita con Dennis (che ama da morire la vodka, molto meno lei e sua madre) e che sono terminati con lei in una casa in affido e la madre in coma in un ospedale. Ma ora ha ben chiaro come andrà questa volta: non permetterà a questa famiglia perfetta, ai Murphy, di entrare nella sua vita e cambiarla nuovamente. Il suo posto è con sua madre, a Las Vegas, a frugare nei cassonetti dell’Esercito della Salvezza per i nuovi vestiti, a mangiare pastina in scatola direttamente dal barattolo, a scommettere nei casinò… o forse no?

Come si può scrivere del tema dell’affido familiare, senza trasformarlo un saggio tecnico o in qualcosa pieno di luoghi comuni e di tristezza? Non è dato saperlo, ma ciò che è certo è che c’è riuscita Lynda Mullaly Hunt con il suo Una per i Murphy, libro vincitore di più di 30 premi letterari in America tra cui il prestigioso Bank Street Book of the Year nel 2013. Charley è una ragazza con alle spalle una famiglia complicata, un padre che non ha mai conosciuto, un patrigno violento e una madre alquanto distratta; per questo a 16 anni si ritrova in una casa affido e la sua vita cambia radicalmente: scopre un mondo - quello dell’affetto, del calore familiare, della comprensione - che pensava di non meritare ma quello che la sconvolge di più è scoprire che a lei quel mondo non è precluso, anzi, ne può far parte. Un romanzo che parla di affido senza parlare di affido direttamente ma soffermandosi sulla cornice che talvolta non viene considerata: gli equilibri che cambiano, la necessità di farsi accettare nella nuova casa, il desiderio di considerare quella “nuova ragazza” come figlia propria. Un tema trattato con la dovuta leggerezza e che rende la narrazione, oltre che fluida, anche molto vera, non lasciando percepire al lettore il distacco dall’opera letteraria. Unico appunto, dato dal gusto personale di chi scrive: l’impaginazione del volume non è “giustificata” e dà un senso, piuttosto che di facilità nella lettura, di disordine.



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