La bambina della luna

La bambina della luna

In Iran, durante gli ultimi giorni di regno dello Scià Reza Pahlavi, un po’ prima della rivoluzione islamica dell’11 febbraio 1979, nasce una bambina dalla pelle chiarissima a cui viene dato il nome Mahtab, che significa “la bambina della luna”. Sono giorni difficili nel Paese e dappertutto s’accendono rivolte popolari. Mahtab ben presto rivela una grande fantasia e, al riparo degli occhi dei vicini, all’interno del giardino di casa, si costruisce un mondo fatto di personaggi immaginari: la mamma è l’incantatrice di serpenti che innaffia il roseto facendo germogliare rose di tutti i colori: dal bianco al rosa pallido, al giallo, all’arancione. Mahtab vicino all’incantatrice respira i profumi dei fiori, l’aroma di erba bagnata, coglie i petali delle rose, guarda l’arcobaleno che forma la luce con le gocce d’acqua. Non trascura gli animali ed anzi aiuta le gatte femmine ad allevare i piccoli ancora ciechi e indifesi, lo fa senza avvicinarsi troppo per evitare guai ai piccoli. Un giorno la bambina trova un gattino bianco e nero sdraiato a terra che miagola disperato. Un branco di enormi corvi neri lo ha circondato e cerca di beccarlo. Nel frattempo arriva Schadi, il fratello, e i due bambini cercano di spaventare i corvi. Cominciano a urlare e ad un certo punto il gattino comincia a parlare e chiede aiuto. Allora Mahtab prende coraggio e all’improvviso si ritrova con la forza di un uomo e con l’aspetto imponente come un leone. Ad un certo punto ruggisce e allontana definitivamente i corvi. Il fratellino la guarda entusiasta e si mostra orgoglioso di lei. Da quel momento Mahtab e Schadi diventano la mamma e il papà del micetto. Promettono all’animale di prendersi cura di lui e lo portano in casa. L’animale è ferito, gli manca un pezzo di orecchio sinistro e sanguina. Mahtab decide di chiamarlo Matisse come il gatto di un cartone animato francese che ha visto in televisione anche se poi scopre che in realtà l’animale è una femmina e il nome che le ha dato si riferisce ad un maschio. Nel giro di un anno l’animale diventa una splendida gatta con una caratteristica speciale che i bambini non confesseranno mai ai grandi…

La vicenda sottesa alla narrazione è l’espatrio di un gruppo di persone dall’Iran alla Germania con le conseguenti problematiche di sradicamento che ogni migrazione comporta. La particolarità dell’opera consiste nella trasfigurazione favolistica operata dall’autrice che riproduce in maniera edulcorata la propria esperienza autobiografica di profuga in fuga assieme alla famiglia, da un regime tirannico e liberticida per raggiungere un paese europeo e ridisegnare i confini dell’esistenza. Dalla precipitosa partenza per non soccombere al clima di violenza e di sopraffazione del regime khomeinista alle tappe nei vari paesi d’Europa, attraversati con mezzi di fortuna, tutti patiscono dolori e disagi, solo la bambina magica Mahtab riesce ad essere ottimista e a vedere oltre. È lei che parla col gatto e con le balene, è lei che crede alle fate, è lei che con tanta buona volontà soccorre ora l’uno ora l’altro tra i membri della propria famiglia. In altri termini, attraverso un linguaggio scorrevole, e con delle tavole disegnate dal fratello della scrittrice, Mehrdad Zaeri, che rendono dinamica l’intera narrazione, viene reso lieve un dramma della nostra epoca.



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