Il Regno del Drago d’oro

Il Regno del Drago d’oro

Di ritorno dalla foresta pluviale, Kate e Alexander, ancora scossi dall’emozionante avventura passata, faticano a riprendere la routine quotidiana: mentre il ragazzo tenta di riacclimatarsi in California tenendosi in contatto con Nadia, Kate si trova a dover gestire la Fondazione Diamante, come promesso al Popolo della Notte. Così, quando la sua rivista la chiama per un servizio nel Regno del Drago d’oro ‒ un piccolo Stato sito tra le montagne dell’Himalaya ‒ ed Alexander le chiede il permesso di accompagnarla, Kate, nonna burbera ma con un gran cuore, decide di fare una sorpresa al nipote e di invitare anche Nadia. La ragazza arriva assieme alla sua inseparabile scimmietta Borobà. Sul volo che li conduce a Nuova Delhi, i due giovani hanno modo di conoscere una figura sinistra che risponde al nome di Tex Armadillo, un grande uomo che non ispira molta fiducia. Rincontrandolo qualche giorno dopo nella capitale indiana ed avendo deciso di seguirlo, Alex e Nadia scoprono che è in combutta con una setta i cui membri hanno tatuato uno scorpione sull’avambraccio, ma dell’incontro tra queste persone riescono a captare solo poche parole, che però rimandano in maniera inequivocabile ad un’operazione da svolgere nel Regno del Drago d’oro. Eppure, tra i membri del piccolo velivolo che li conduce nel Regno – unico accesso al Paese – di Tex Armadillo non c’è neppure l’ombra. Anzi, la compagnia ha modo di fare amicizia con una certa Judit Kinski, invitata dal re, appassionato di botanica, in quanto esperta di tulipani...

Il secondo romanzo della trilogia de Le Avventure di Aquila e Giaguaro (il primo è La Città delle Bestie, il terzo La foresta dei Pigmei), pubblicato per la prima volta nel 2003, vede la sua storia svilupparsi tra le fredde vette dell’Himalaya, dopo che i due protagonisti hanno vissuto numerose peripezie nell’umida Amazzonia. A questo proposito è impossibile non fare un salto in avanti e citare già l’ambientazione del terzo libro, ovvero la foresta equatoriale del Congo. Il leitmotiv di questa serie di romanzi per ragazzi sembra essere la valorizzazione di luoghi impervi, inaccessibili, nei quali natura selvaggia e popoli non occidentalizzati regnano incontrastati. Località le cui descrizioni, le cui popolazioni ed i cui usi e costumi hanno spesso un richiamo antico, quasi mitico, che di certo per il lettore è qualcosa di estremamente accattivante. A ciò bisogna aggiungere che sovente ricorrono frasi del tipo “(…) il proprio credo si chiama religione, quello degli altri superstizione”, “(…) la nostra è una lingua, quelle degli altri sono dialetti”, “(…) i bianchi producono arte, mentre le altre razze fanno artigianato”. La Allende cioè non si propone solo di intrattenere i ragazzi, ma dissemina qua e là dei piccoli insegnamenti, delle brevi morali, che aiutano chi legge a crescere in maniera aperta, senza pregiudizi verso le altre culture, anzi, con la volontà e la giusta dose di curiosità di conoscere l’altro, rispettarlo ed imparare qualcosa. Il fatto che poi Il Regno del Drago d’oro sia ben scritto, strutturato, interessante ed anche avvincente aiuta. E non poco.



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