Il ragazzo dell’ultimo banco

Il ragazzo dell’ultimo banco

Provincia inglese. Come ogni anno, prima dell’inizio della scuola, Alexa e la mamma vanno a fare rifornimento di materiale di cancelleria. Possibilmente divertente, per evitare di addormentarsi durante le interminabili lezioni di matematica. Questo è l’anno di Tintin: risolvere misteri e vivere di avventura è quello che sogna di fare da grande. A fare compagnia ad Alexa durante l’avventura scolastica ci sono Tom, Josie e Michael. Con loro tutto si trasforma in divertimento puro. Anche le lezioni di matematica. A tre settimane dall’inizio della scuola, la sedia all’ultimo banco rimasta vuota viene occupata da Ahmet. Non deve essere proprio un’esperienza entusiasmante essere l’ultimo arrivato, avere gli occhi di tutti gli altri addosso e sentire bisbigliare nei corridoi fantasie sulla tua vita. Dicono che sia un “Bambino Rifugiato” ma i suoi compagni non sanno bene cosa significhi. Però non mollano: ogni giorno, all’uscita da scuola, gli portano un frutto, delle caramelle, un budino. Per farlo sentire meno solo. L’arrivo in classe della signorina Hemsi porta finalmente qualche risposta alle loro mille domande: Ahmet viene dalla Siria e parla la lingua curda. La signorina Hemsi gli sarà accanto per aiutarlo ad imparare l’inglese. Tutte queste attenzioni però non piacciono affatto a Brendan il Bullo…

Solo l’esperienza di un’amicizia sincera può andare oltre i confini delle regole degli adulti, spesso incomprensibili ed ingiuste. Il tema è serio ed attuale (i rifugiati sono quotidiano oggetto di commenti politici e di articoli di cronaca) ma è trattato con una leggerezza, quella che solo i bambini sanno esprimere, che stupisce e coinvolge. Il linguaggio, infatti, è quello dei ragazzini: diretto, immediato, tagliente e, soprattutto, pieno di domande. Questioni poste agli adulti che rispondono come possono ma che si dimostrano incapaci (al contrario dei ragazzi) di affrontare le questioni importanti senza paure. Politica, amicizia, società si mescolano e trasformano una tranquilla realtà di provincia in un susseguirsi di piccole e grandi avventure, fino a coinvolgere persino la Regina. Il ragazzo dell’ultimo banco chiede ai giovani lettori uno sforzo di riflessione e un coinvolgimento concreto rispetto alla questione dei rifugiati: le appendici sono spunti interessanti per approfondire il tema, soprattutto a partire da se stessi e dalle proprie esperienze quotidiane. Onjali Q. Raúf si occupa da anni di interventi di solidarietà, soprattutto nel campo di Calais, e sostiene che i piccoli gesti siano fondamentali. Così ha deciso che parte del ricavato della vendita del libro andrà alle ONG che si occupano dei rifugiati. Un piccolo gesto che può fare la differenza.



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