Il mio nome è strano

Il mio nome è strano
Tedoforo, detto Ted, è alle prese con un rimprovero in piena regola dalla maestra Adele, con tanto di spia e di capro espiatorio. E con conseguente punizione: una montagna di compiti a casa. La reazione di Tedoforo per la rabbia è il lancio delle forbici che vanno a piantarsi, fortunatamente, nel muro. L’ira della maestra porta Ted direttamente dalla dirigente, professoressa Castri, terrore di tutti gli alunni. Ma l’incontro risulta davvero deludente: solo un discorsetto e nessun supplizio. Tutto qui. Al ritorno in classe Ted escogita un piano per finire nella stanza delle torture: il pluribocciato Mastino gli avrebbe dato certamente una mano per realizzare un’impresa davvero grave…
Finire pestato da una ragazzina a scuola, conoscere la nuova compagna del papà, avventurarsi in un campeggio di nudisti in Francia, litigare a scuola e far scomparire improvvisamente le maestre. I guai di Tedoforo sono imputabili, a suo dire, alle sue origini: il giorno della sua nascita la mamma lo ha abbandonato e i medici hanno scelto per lui il primo nome che hanno trovato, quello scritto sul calendario. Così Ted si è guadagnato non una ma ben due mamme: quella vera, la mamma adottiva, e quella finta, la mamma naturale. E anche due papà: uno finto, mai conosciuto, e uno vero che è diventato ormai ex papà, lasciandoli soli e andando via. Ted ancora non si spiega il perché. È così che si forma la sua ferma convinzione di non essere amato: “Tanto io ci sono abituato che tutti non mi vogliono”, confida Ted all’amica. Fino a che la Castri, che mantiene il suo ruolo educativo pur entrando in empatia con il bambino, gli mostra il mondo da un’altra prospettiva e Ted scopre che, tutto sommato, anche lui è un bambino fortunato. Ted, però, resta un pasticcione (un bambino “difficile” direbbero i grandi) e scoprirà, a sue spese, che la realtà non corrisponde a quello che danno in tv o alle immagini create dalla sua fervida immaginazione. Il lettore, attraverso gli occhi del protagonista, guarda il mondo degli adulti che troppo spesso risulta incomprensibile. E ce n’è per tutti: dalle maestre (a volte concentrate su ciò che c’è da fare trascurando le emozioni dei bambini), ai genitori (che non riescono a parlare per risolvere i problemi), ai compagni (che sembrano crudeli ma si rivelano fragili). Il testo scorre attraverso episodi divertenti e godibili che rendono la lettura davvero piacevole, resa ancora più accattivante da una grafica che completa il testo sottolinenandone i passaggi più importanti, assimilando la fluidità del risultato al parlato. Ironico, veloce, acuto, frizzante ma anche malinconico, profondo, emozionante, tagliente. Dedicato “A tutti quelli che non vanno bene a scuola”, Il mio nome è strano è un romanzo sulla crescita e sulle relazioni, che gli educatori dovrebbero leggere perché, come dice Tedoforo, i grandi “fanno tutto difficilissimo quando potrebbe essere tutto facilissimo”. Semplicemente disarmante.

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