Il fabbro di Wootton Major

Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

Il villaggio di Wootton Major è ben conosciuto nei suoi dintorni per l’arte culinaria dei suoi cuochi e pasticceri. Il cibo ha una funzione quasi sacra per i suoi abitanti e ha un ruolo essenziale in ogni ricorrenza pubblica. Al centro di Wootton Major c’è una grande cucina, proprietà del Consiglio del Villaggio, e il Mastro Cuoco è forse la personalità più in vista. Durante l’anno si tengono molte feste accompagnate da banchetti, ma una sola si celebra in inverno e la gente del villaggio perciò la aspetta con ansia: dura una settimana intera e si chiude con una cena denominata Festino dei Bambini Buoni a cui pochissimi sono invitati. Per l’occasione, il Mastro Cuoco deve preparare anche una Grande Torta, della quale ogni anno si parla per mesi. Quest’anno però le chiacchiere di paese sono concentrate su ben altro, su un evento a dir poco sorprendente: il Mastro Cuoco in carica ha annunciato all’improvviso di aver bisogno di una vacanza ed è partito per un viaggio di durata imprecisata, lasciando la cucina in mano al suo giovanissimo apprendista, uno smilzo adolescente di nome Alf, che nessuno in paese ritiene adatto all’incarico. Viene quindi nominato in fretta e furia Mastro Cuoco un certo Nokes, un fanfarone senza talento. Quando viene il momento di preparare la Grande Torta, Nokes va in crisi: cercando qualche idea nella dispensa della cucina del villaggio, si imbatte in una scatola impolverata in cui trova “una piccola stella, non più grande di una monetina, nerastra come fosse fatta d’argento brunito”. Decide che la nasconderà all’interno della torta assieme ad altri ninnoli, aggiungendo il gusto della sorpresa al menù del Festino dei Bambini Buoni. Non sa che la stellina è un oggetto fatato proveniente dal reame di Feeria e che il destino di uno dei bambini invitati alla cena cambierà per questo in maniera incredibile…

Il fabbro di Wootton Major è stata l’ultima opera di J.R.R. Tolkien ad essere stata scritta (nel 1964) e pubblicata (nel 1967), e già per questo sarebbe degna di nota. Ma lo è ancora di più perché è una sorta di testamento letterario in forma di favola: il giovane fabbro che si avventura nel reame fatato di Feeria altri non è che l’autore stesso, che per una vita intera ha esplorato il mondo della tradizione mitologica della sua terra. Una frequentazione che Tolkien trovava tutt’altro che facile o rassicurante: “Feeria è una terra pericolosa: vi sono insidie per gli incauti e prigioni per i temerari. (…) E mentre un viaggiatore si trova là, è pericoloso porre troppe domande, perché le porte si potrebbero chiudere all’improvviso e perdersene le chiavi”. Nella postfazione al volume, Verlyn Flieger – professoressa all’University of Maryland at College Park e grandissima studiosa delle opere di Tolkien – sottolinea questo concetto spiegando come il protagonista de Il fabbro di Wootton Major abbia la chance di esplorare il reame incantato, ma non di conoscerlo davvero: egli ne rimane un visitatore, non ne diventa un abitante. “Le sue avventure come straniero in questa terra straniera sono parallele a quelle dei lettori, per i quali non c’è alcuna spiegazione di ciò che Fabbro vede a Feeria”, scrive la Flieger. “Possiamo ipotizzare che Tolkien volesse che i suoi lettori condividessero non solo l’esperienza di Fabbro, ma la sua stessa esperienza di meraviglia e mistero e terrore, e forse anche di smarrimento di fronte alla ricchezza e alla stranezza che scoprì nei suoi stessi viaggi immaginativi a Feeria”. Il libro ha una storia editoriale particolare: Tolkien era stato incaricato dalla casa editrice Pantheon Books di scrivere una prefazione ad una nuova edizione della fiaba La chiave d’oro di George MacDonald, ma mentre nel testo cercava di spiegare il significato dell’aggettivo “fatato” facendo ricorso ad un ipotetico schema di favola, si accorse che la favola in questione meritava di essere scritta, cosa che fece subito dopo approfittando del fatto che la prefazione non era più necessaria, dato che il progetto editoriale della Pantheon Books era stato accantonato. La magnifica edizione Bompiani, a cura di Lorenzo Gammarelli, contiene il racconto vero e proprio (48 pagine) con le splendide illustrazioni di Pauline Baynes tratte dalla prima edizione, una serie di scritti critici dello stesso Tolkien sul racconto e la sua versione iniziale, diversa in più punti e soprattutto nel finale.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER