Cara Zia Agatha

Cara Zia Agatha

Louise è seduta allo scrittoio, una penna d’oca nella mano destra. Scrive a Zia Agatha, che si trova in viaggio, rassicurandola che tutto va bene, lei e le sorelle si stanno prendendo cura le une delle altre e si stanno occupando della casa, un’elegante villa vittoriana con un magnifico giardino. La bella stagione sembra farsi attendere,finché Alice, la più piccola delle ragazze, ha un attacco di allergia. Con un potente starnuto, la bambina fa spuntare i fiori nel prato e da quel momento, finalmente, è primavera. C’è anche un nuovo vicino di casa, è bene che la zia lo sappia prima del suo rientro: si chiama Mr. Herdford ed è adorabile. Abita nella fontana, ogni tanto si vede spuntare la sua grande pinna caudale. Emma trascorre il suo tempo in biblioteca, così le sorelle ogni giorno la portano fuori per una passeggiata, non fosse che i suoi piedi non toccano terra – accade, a chi ha la testa tra le nuvole – così Louise la tiene ben salda per il nastro del vestito. Fuori le rose sbocciano azzurre, mentre nella serra fioriscono splendidi giacinti rosa. Peccato che non abbiano saputo gestire con diplomazia un’invasione di arpie... ma è stato solo un momento di comprensibile smarrimento: adesso sono diventate amiche, anzi sarà proprio Sua Maestà Anthea V, regina delle arpie, a recapitare la lettera…

Quando tre ragazzine vengono lasciate sole, può accadere l’incredibile. Ci troviamo presumibilmente in epoca vittoriana, in una cornice che ricorda molto da vicino i romanzi di Jane Austen, anche per la sottile ironia del testo che accompagna le immagini a piena pagina (è molto probabile che la scelta del nome Emma per la sorella che ama i libri sia un omaggio alla celebre autrice inglese). Beatríz Martin Vidal, illustratrice e autrice, riesce a farci dimenticare il confine della pagina, facendoci precipitare in un mondo costruito al pennello nei toni scuri degli interni e delle ombre, e nei toni chiari – luminosi – della natura in risveglio. Punti di vista insoliti, tavole a volte frazionate in modo libero e originale a sostegno della narrazione. Il testo – una riga in fondo alla pagina - è sempre pacato, arguto e in lieve contrasto con la realtà dipinta sopra: Louise non racconta mai a Zia Agatha che cosa sta accadendo davvero, pur senza mentirle. Così, per fare un esempio, la giovane Emma, “che a volte manca di gravità nel portamento”, è ritratta sospesa nell’aria mentre legge i titoli dei libri sullo scaffale più alto. Omaggio al mondo fantastico che abitiamo da bambini, e talvolta anche da adulti; elegante, a tratti percorso da una sottile inquietudine, sofisticato eppure accessibile. La tavola in bianco e nero che chiude la storia e ritrae la destinataria della lettera, pendant di forma e di senso con la tavola di apertura, fa pensare: opera perfetta.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER