Argo ‒ Il compagno di Ulisse

Argo ‒ Il compagno di Ulisse

Argo è poco più che un cucciolo. Se ne sta sulla sabbia, là a Itaca, a rotolarsi sotto il sole, quando arrivano: sono i soldati greci che vengono a cercare il suo padrone, Ulisse; c’è una questione da risolvere in Asia Minore, l’Ellade chiama: si deve partire. Argo s’infuria, ringhia, abbaia forte; non serve a niente. Ulisse deve andare. Sua moglie, Penelope, e suo figlio, il piccolo Telemaco, si stringono forte, tanto malinconici; Argo non sa chi consolare. Ulisse, prima di allontanarsi, si volta e gli dice: “Bada a Telemaco, Argo. Abbi cura di lui”. Argo abbaia una volta, una volta soltanto: ha capito. È ferito, ma ha capito. Non dimenticherà il comando. I primi tempi, certo, è dura per davvero. Argo se ne sta tra gli scogli, a guardare il mare, laggiù, dove ha visto l’ultima volta un pezzo della vela della nave di Ulisse; se ne sta là, appostato, e ogniqualvolta spunta mezza barca abbaia forsennato. Forse è tornato papà! Papà! No, niente. Argo non accetta proprio che Ulisse se ne sia andato. Poco a poco, capisce: mantiene la parola: lascia gli scogli e si prende cura di Telemaco. Giocano insieme – sul bagnasciuga, sui prati, col giavellotto. Giocano e si tengono tanta compagnia. Tanta. Il tempo passa. Telemaco diventa un ragazzino. Spesso, quando scende la notte, si siede di fronte al mare, in attesa, in attesa del ritorno del padre. Argo è là, che ascolta, fraterno. Telemaco si ripete che Ulisse tornerà: “Altrimenti andrò io a cercarlo”, promette. Già: ormai sono passati dieci anni, si dice che la guerra di Troia sia finita, sembra che i primi reduci, gli altri papà, siano già tornati alle loro case, nelle altre isole: di Ulisse non c’è traccia. Cosa ne è stato di lui? Che sia naufragato? Che sia stato stregato da una donna? Che sia prigioniero di qualche creatura mostruosa o di qualche popolo cattivo? Argo sa che Ulisse tornerà – Argo è convinto che pur di tornare a casa Ulisse è pronto a sfidare l’inferno e qualunque rovescio della sorte giocato dagli dèi, e che nemmeno una dea potrebbe trattenerlo. Vero? Vero, dai, vero. Tornerà. E così, certe notti, il buon cane si ritrova a guardare di nuovo in lontananza, a cercare una vela nel mare; quella vela, quella del suo adorato papà. “Gli occhi mi giocano strani scherzi. Si inventano dolci miraggi che mi riempiono di speranza. Presto Ulisse sarà qui...”. Presto, sì. Tanto tempo sta passando, tanti anni, Telemaco è un ragazzo...

Prima edizione italiana di Argos. Le compagnon d’Ulysse [ed. or. Amaterra, 2018], restituita dalla buona traduzione di Marinella Barigazzi, il cartonato Argo. Il compagno di Ulisse è un omaggio a una storia antichissima di fraternità tra uomini e cani e una leale rappresentazione di una vicenda di fedeltà eccezionale e ovviamente ormai paradigmatica, magnificata da millenni di fortuna letteraria e di popolarità. Per i nostri bambini, può valere, naturalmente, come primo incontro, sfavillante, tenero e facilitato, col capolavoro omerico; è possibile che sia una buona scorciatoia soprattutto per i piccoli della materna e della prima o seconda elementare, prima che possano abbracciare i libri di mitologia greca col dovuto stupore e la presumibile intensità. Nelle ultime pagine, poco prima dell’indice, troverete, non a caso, una sintesi delle incredibili vicende raccontate nell’Odissea. L’opera è stata illustrata da Alice Beniero, classe 1981, veneta, milanese d’adozione, alle spalle un European Design Award e collaborazioni d’eccellenza con la piccola e media editoria (era art director della fu ISBN Edizioni di Milano, ha avuto qualche cameo in Marsilio); i testi sono della francese Isabelle Wlodarczyk, alle spalle studi di filosofia e di lingua e letteratura russa; già insegnante al Liceo, l’artista da diverso tempo s’è consacrata alla letteratura per bambini e per ragazzi, concedendosi, en passant, qualche incursione nel romanzo storico. Editore è un marchio storico – Vallardi, fondato a metà Settecento a Milano, passato alla Garzanti negli anni Settanta – un marchio storico che, negli ultimi anni, diventato parte del gruppo editoriale Mauri Spagnol, sembra aver cercato pubblico soprattutto tra gli appassionati di enogastronomia e di self help più o meno spiccio: la direzione del cartonato illustrato per bambini e ragazzi mi sembra di ben diversa qualità e degna di diversa considerazione.



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