Amata Luna

Ho sempre pensato di conoscere bene la mia compagna di classe Luna. Non perché ci avessi stretto qualche sdolcinato rapporto sentimentale, per carità. Non era il mio tipo, anche se era carina rispetto alle altre ragazze della classe. Ma il punto è che era una noia mortale; aveva sempre quello sguardo stanco, mezzo addormentato e pareva volersi coprire il più possibile il viso coi capelli ricci, color carbone. Non suonava nessuno strumento, non faceva nessuno sport, non usciva mai con le sue amiche. Ne aveva alcune, ma a quanto pare non sprecava il suo prezioso tempo con loro, non fuori scuola. Chissà che aveva di tanto importante da fare. Niente, almeno credevo; niente di niente. Era solo una noiosissima ragazza con una vita altrettanto noiosa... Tutti hanno sempre pensato così. Non andava né bene né male a scuola, era nella media, non le piaceva molto l’inglese, ma per il resto se la cavava.

Un giorno, appena suonata la campanella, tutti ci stavamo affrettando a mettere via i nostri libri e quaderni e a prepararci per uscire. Luna non era venuta a scuola, solo in quel momento ce ne eravamo accorti. “Sarà ammalata”, ci ha detto la professoressa. Senza pensarci troppo, ho preso il mio zaino e sono sgattaiolato fuori facendomi strada fra la mandria di adolescenti che si spintonavano per uscire. Il resto della giornata passò in un attimo. Quando mi sono messo nel letto a dormire, però, mi è venuta in mente Luna. La sua assenza aveva sbalordito tutti dato che in due anni di superiori non era mai mancata, neanche quando stava molto male. Ho cercato di svuotare la testa e dormire, ma questo pensiero non so perché continuava a martellarmi. Per tutto il resto della settimana Luna non è venuta a scuola e nessuno sapeva il motivo. Ma un venerdì, mentre stavo tranquillamente ritornando a casa, qualcosa ha attirato la mia attenzione: ho visto una scia di gocce blu, splendenti, che emanavano una forte luce. Ovviamente ho seguito quella strana scia che mi ha condotto fino a una collinetta e ai piedi di un albero ho visto Luna che piangeva, rannicchiata su stessa, Non sapevo che fare. Mi sono messo di fronte a lei, in piedi e le ho chiesto il motivo del suo pianto. Lei ha alzato gli occhi e mi ha guardato. Mi ha detto che era arrivato il suo turno e che presto sarebbero venuti a prenderla. Poi si è alzata di scatto ed è corsa via, lasciandosi alle spalle una scia blu come quella che mi aveva portato lì. Erano le sue lacrime?

Ero molto confuso, ovviamente. Non sapevo se andare da lei... ma il mio cuore mi diceva che era la cosa migliore da fare. Mi stavo innamorando di lei? Impossibile. Ho sempre odiato questo genere di cose... non ero come tutti quelli della mia età che appena vedono una bella ragazza ci provano con lei. Infatti nonostante avessi 16 anni non avevo mai baciato nessuna, ma ero felice così. Eppure vedere Luna in quello stato mi aveva scosso il cuore... Continuavo a pensarci mentre le correvo dietro, provando a raggiungerla. E dopo un po' ci sono riuscito, l’ho presa per un braccio e l’ho tirata a me. Le ho chiesto spiegazioni e mi ha detto che non poteva dirmi nulla e non c'era niente da capire. Io però ho insistito così tanto che lei ha ricominciato a piangere. Si è arresa e mi ha detto cosa stava succedendo: “Mi verranno a prendere, manca poco, mi devo nascondere”. Io non capivo: “Devi essere più chiara, spiegati meglio!” le ho detto alzando un po' la voce, ma sempre con tono gentile. “Mia sorella. L'hanno già portata a casa. È finito tutto, verranno a prendere anche me perché non posso più stare qui.” mi disse piangendo. Non capivo ancora: “Ma chi sei?” le ho urlato in faccia. Stavo scoprendo che la noiosissima Luna non era poi così noiosa. Lei mi ha risposto: “Non sono nessuno. Sono solo aria, io non esisto. Sono un prototipo e non sono l'unico. Verranno a prendermi prima che diventi umana. E pericolosa”.

L’ho presa per mano e l’ho trascinata fino a casa mia, che per fortuna non era molto lontana. Sapevo che i miei genitori non erano a casa, erano dalla zia Lara perché era morto il suo attuale compagno. Io non l'ho mai sopportato. Una volta al mare mi ha preso per le gambe e mi ha messo la testa in acqua, stavo per annegare e non è stato divertente. Quindi ho preferito rimanere a casa. Ma torniamo a Luna. L’ho fatta sedere sul divano e le ho dato un bicchiere d'acqua. Le ho sussurrato di stare tranquilla e mi sono scusato per come mi ero comportato prima. Lei ha accettato le mie scuse: “Va bene, tranquillo. Credo che tu voglia spiegazioni. Bene, te le darò. Io sono stata creata sulla Luna. Sono solo uno stupido progetto, sono solo un'illusione, per ora... Ma se rimango ancora qui diventerò umana e indipendente. Potrò avere una vita tutta mia. Sarebbe fantastico. Ma appena la luna sarà alta nel cielo, verranno per me e mi porteranno a casa, anche se adesso è questa casa mia. Voglio rimanere qui”. “Aspetta un attimo... Non sei umana? Ma com'è possibile?”. “Leggo sulla tua faccia lo stupore. Vedi, sulla Luna la tecnologia è molto avanzata. Dalla Terra la Luna sembra essere disabitata ma non è così. La superficie è deserta e senza vita ma al suo interno si è sviluppata una civiltà più progredita che si nasconde da voi umani perché ha il timore che possiate distruggerla come state facendo con il vostro pianeta. Gli scienziati fanno esperimenti straordinari tra i quali creare prototipi come me fatti di aria, attraverso una combinazione chimica in grado di modificare la densità molecolare della materia. Se un prototipo, però, rimane per un certo periodo di tempo su un pianeta assume le caratteristiche fisiche e psicologiche dei suoi abitanti attraverso una sorta di attrazione sensoriale e nel mio caso potrei diventare proprio come voi: umana. Se riuscissi a nascondermi e a non farmi prendere, stanotte diventerei una persona vera, in carne ed ossa. L'ho sempre voluto...”, mi ha spiegato.

Sono rimasto senza parole. La noiosissima Luna era molto interessante in realtà. Fin troppo. L’ho fatta nascondere allora in camera mia e l’ho stretta forte a me per darle sostegno. Ma in un attimo la luna nel cielo era già alta e luminosa come non l’avevo mai vista. Entrambi aspettavamo. E ben presto quello che stavamo aspettando è arrivato... Ho visto una sfera nel cielo che si avvicinava sempre più. Erano loro? Si. Erano gli esseri che stavano venendo a prendere la mia Luna. Non l'avrei permesso. Intanto erano atterrati con il loro mezzo nel mio giardino. Così ho proposto alla mia amica di uscire dalla porta sul retro. Ma lei mi ha guardato e mi ha sussurrato: “Ti ringrazio per avermi aiutata, ma non voglio metterti in pericolo. Ho deciso che mi consegnerò a loro”. Ok, probabilmente Luna stava impazzendo. Consegnarsi? Non l'avrei mai permesso. Lei di scatto è corsa giù per le scale ed io l’ho seguita. Ha aperto la porta ed è uscita in giardino senza che potessi fermarla. La sfera si è aperta e di colpo da essa sono scesi degli esseri con la pelle blu ma dalle sembianze umane. Hanno fatto mezzo inchino di fronte a me e hanno pronunciato delle parole incomprensibili. “Ti stanno ringraziando” disse Luna. Io di scatto ho preso lo skateboard appoggiato vicino alla porta d'ingresso e l’ho scaraventato verso uno degli esseri. Poi ho preso la mano della mia Luna ed ho corso più velocemente possibile verso la collinetta dove l'avevo trovata prima. “Manca poco, sto diventando umana!” ha detto. Ci siamo nascosti allora in mezzo agli alberi e ai cespugli. Non ci avrebbero trovati mai, giusto? Sbagliato! Di colpo la boscaglia si è smaterializzata. Un raggio blu proveniente dalla sfera ha illuminato Luna che ha iniziato a fluttuare verso l'astronave. L’ho afferrata per il braccio, per l'ennesima volta oggi. L'ho tentuta per mano più oggi che in tutti gli anni di scuola ma la luce la stava attirando sempre di più. Lei si è avvicinata al mio volto ed ha appoggiato le sue labbra sulle mie e le ho sentite diventare calde e umide. Era appena diventata umana. Era stato il mio bacio o era semplicemente successo in quel momento la sua trasformazione? Non lo avrei mai scoperto.

Mi ha lasciato la mano. Mi ha urlato che mi amava, piangendo lacrime miste a piccole pietre blu. “Ti amo anche io, Luna.” Le ho detto senza alzare troppo la voce. Poi è entrata controvoglia nella sfera e subito dopo è sfrecciata a massima velocità verso la sua vera casa. Io sono rientrato piangendo, dopo aver raccolto due o tre di quelle pietruzze blu che poco prima erano uscite dai suoi occhi. Avevo capito. Mi sono affacciato alla finestra e ho guardato la Luna, pallida e imponente. “Un giorno verrò da te, mia piccola Luna. Aspettami. So che i nostri mondi sono troppi diversi ma quando c’è l’amore, le differenze si annullano e prevale solo il desiderio di abbattere i muri che dividono. Ti verrò a prendere presto e faremo in modo che le nostre civiltà non debbano più nascondersi”. Mentre pronunciavo queste parole osservavo quelle pietruzze blu che avevo raccolto e che si erano trasformate in gocce d’acqua simili a quelle che erano fuoriuscite dai miei occhi ed ho capito che alla fine non eravamo poi così diversi.



Alexandra Falcaru - Istituto Comprensivo “Antonio Gramsci”, Aprilia (LT)

Racconto terzo classificato al Premio A.A. Fantascienza Cercasi 2019 riservato agli studenti delle scuole medie di tutta Italia.



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