Addio, Stan Lee

È morto per le complicanze di una polmonite a 95 anni Stanley Martin Lieber, conosciuto in tutto il mondo come Stan Lee (lo pseudonimo è semplicemente una storpiatura affettuosa del suo nome di battesimo). Sceneggiatore, editor, editore e infaticabile promoter (anche e soprattutto di se stesso), era ricoverato al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles. Con Stan Lee, nato nel 1922 in una umile famiglia di immigrati romeni, scompare una delle figure più rivoluzionarie e influenti della cultura del Novecento: non solo ha rivoluzionato il mondo dei fumetti di super-eroi, non solo lo ha portato a livelli di vendite assolutamente incredibili (per non parlare delle versioni cinematografiche dei fumetti Marvel, dei cartoon e del merchandising), ma ha inciso in modo profondissimo sull’immaginario collettivo e sulla cultura popolare. Alla fine degli anni ’50, i fumetti supereroistici erano in ginocchio. I vincoli imposti dal famigerato Comics Code e la censura avevano spinto autori e disegnatori a rivolgersi ad un pubblico esclusivamente infantile, con storie edulcorate. Stan Lee ebbe l’intuizione di creare serie a fumetti che coniugassero la tipica fantasia sfrenata, i costumi colorati, i nomi roboanti, gli stilemi narrativi della tradizione del genere e un approccio moderno, legato alla contemporaneità e all’attualità, diretto agli adolescenti e attento ai loro problemi (la famosa formula “super-eroi con super-problemi”), in un’alternanza di leggerezza e pesantezza, negatività e humour che ha avuto l’effetto di umanizzare eroi fino a quel momento troppo lontani dai loro lettori. L’uscita nel 1961 del primo numero dei Fantastici Quattro, quella, l’anno seguente, di Spider-Man e di Hulk, quella nel 1964 di Daredevil mostrarono chiaramente sin da subito la genialità dell’idea di base di Stan Lee: rendere i propri eroi il più possibile deboli, fragili, tormentati.



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